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7 novembre 2011
Palermo. «Il piccolo Giuseppe Di Matteo non solo viene privato della sua infanzia ma viene torturato dai suoi aguzzini che prima lo sequestrano e dopo 779 giorni di prigionia lo uccidono strangolando un corpicino ormai inerme e poi lo sciolgono nell'acido». Con queste parole il pm Fernando Asaro sta ricostruendo davanti ai giudici della Corte d'Assise di Palermo il rapimento e l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio dodicenne del pentito Santino Di Matteo sequestrato il 23 novembre del '93 e ucciso nel gennaio del '96. Il sequestro del bambino «venne deliberato da Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca (già condannati in un altro processo ndr), Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano». «Agli stessi mafiosi a cui era stato affidato il bambino durante i suoi spostamenti - dice Asaro - ripugnava tenere segregato il piccolo Di Matteo sequestrato per fronteggiare il dilagante fenomeno dei collaboratori di giustizia e per dare loro un segnale. Ciro Vara (collaboratore ndr) ha raccontato che gli era stato riferito che si trattava di un ragazzo di almeno 18 anni invece quando gli portarono il bambino di 12 anni rimase colpito». Per il pm «il sequestro doveva essere utizzato come simbolo per colpire tutti i collaboratori di giustizia». Quando lo rapirono «lo fecero con l'inganno - spiega il pm - si travestirono da agenti della Dia dicendogli che lo avrebbero portato dal padre pentito e lui esclamò felice: 'sangue mio, mio padre, amore miò. Invece venne portato in un casolare di Misilmeri e da lì iniziò la lunga prigionia». «Fu Graviano che organizzò il rapimento nel maneggio - dice il magistrato ricordando le parole di Giovanni Brusca - il bambino fu segregato per più di due anni fino a essere ucciso nel gennaio del '96 e poi sciolto nell'acido».

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"Piccolo Di Matteo ucciso per fermare emorragia pentiti"

7 novembre 2011
Palermo. Il piccolo Giuseppe Di Matteo ucciso da Cosa nostra nel gennaio '96 dopo piu« di due anni di prigionia »venne rapito e poi strangolato e sciolto nell'acido per contrastare la dilagante emorragia di collaboratori di giustizia e lui era l'anello più debole per colpire il sistema dei pentiti«. Lo ha detto il pm Fernando Asaro proseguendo la sua requisitoria nel processo per il rapimento e l'uccisione del figlio del pentito Santino Di Matteo. »Il bambino venne sequestrato per ottenere la ritrattazione del padre che aveva iniziato a collaborare - dice il pm Asaro - ma anche per colpire l'intero sistema. Nel '93 ci fu la collaborazione di Pino Marchese, cognato di Leoluca Bagharella, di Giovanni Drago, di Balduccio di Maggio che fece arrestare Riina. «Il sequestro del piccolo Di Matteo non era insomma un fatto personale di Giovanni Brusca ma era per 'il bene di tutta l'associazionè come ci hanno detto i collaboratori». Adesso il magistrato sta illustrando, imputato per imputato, i ruoli che avrebbero ricoperto. Alla sbarra Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano, il pentito Gaspare Spatuzza, Luigi Giacalone, Francesco Giuliano e Salvatore Benigno.

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