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7 novembre 2011
Palermo. È iniziata davanti alla Corte d'Assise di Palermo la requisitoria del processo per il sequestro e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Santino Di Matteo ucciso e sciolto nell'acido nel gennaio '96 dopo 779 giorni di prigionia. Il pm Fernando Asaro ha ricordato, prima di ricostruire i fatti, che «oggi si conclude l'ennesimo processo che riguarda il sequestro e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, una triste vicenda già definita in altri processi in via definitiva». Sul banco degli imputati il boss latitante Matteo Messina Denaro, il pentito Gaspare Spatuzza, il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, Francesco Giuliano, Luigi Giacalone e Salvatore Benigno. Prima di iniziare la requisitoria il pm ha chiesto e ottenuto l'acquisizione della sentenza d'appello di uno stralcio del processo per l'omicidio del bambino.

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Pm Asaro: ''Omicidio Di Matteo boomerang per Cosa Nostra''

7 novembre 2011
Palermo. L'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso e sciolto nell'acido nel gennaio '96 dopo 779 giorni di prigionia «si è dimostrato un vero e proprio boomerang per Cosa nostra per l'implosione avvenuta subito dopo nell'organizzazione mafiosa». Lo ha detto il pm Fernando Asaro durante la rquisitoria del processo per l'omicidio del figlio del pentito Santino Di Matteo ucciso a 15 anni, due anni e due mesi dopo il rapimento in un maneggio di Altofonte (Palermo). «Il piccolo Di Matteo è morto per la crudeltà di questi criminali mafiosi - ha detto il magistrato - un sequestro e un omicidio che va collocato nel momento storico del 1993. L'anno in cui fu arrestato il latitante Riina». Il pm ha poi ricordato che sono stati già tre i processi definitivi celebrati per l'omicidio del bambino, in stralci processuali. «Su 49 imputati ne sono stati condannati 35 in via definitiva e alcuni all'ergastolo - ha detto ancora - e si è fatta luce sull'episodio solo grazie ai collaboratori di gisutizia. Purtroppo la cosiddetta società civile di Altofonte di quel periodo si è dimostrata assente». Il bambino venne sequestrato e poi ucciso per colpire il padre Santino che aveva deciso di collaborare con la giustizia. Fu Giovanni Brusca, oggi pentito, a decidere di rapire e fare uccidere il ragazzo che venne rapito da tre uomini che si erano finti agenti della Dia per convincerlo a seguirli affermando che lo avrebbero portato dal padre pentito.

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