"Per un magistrato l'accusa di non essere terzo e imparziale è infamante" e "si tratta di accuse inaccettabili, oltre che di rappresentazioni della realtà davvero grossolane. Per entrambi i parlamentari, in ogni caso, mi riservo di agire in sede civile". Lo ha affermato Alfredo Guardiano, componente dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione e parte del Collegio della Suprema Corte che ha riformulato il quesito del referendum sulla giustizia, in un'intervista ai quotidiani Corriere della Sera, Repubblica e Stampa. "Non mi nascondo. Sono uno delle migliaia di magistrati, avvocati, docenti, e anche membri del Csm, impegnati per il sì o per il no alla riforma" ha dichiarato Guardiano, ma "non esiste alcun conflitto. Il provvedimento non ha nessuna influenza sul contenuto del referendum ed era una questione strettamente tecnica". La sua partecipazione a un dibattito contro la riforma è diventata oggetto di polemica, con i parlamentari Gasparri e Costa che lo hanno accusato di essere un giudice di parte e di aver influenzato l'ordinanza emessa. Alla separazione delle carriere, Guardiano si dichiara contrario perché "è già nei fatti, e per renderla definitiva bastava la legge ordinaria". Se, conclude, "si inseriscono degli elementi che modificano un equilibrio e un assetto costituzionale, peraltro germogliato dalla lotta antifascista e tesa a proteggere il rifiuto, non ne possiamo conoscere gli esiti".
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