Spunta un’altra talpa, il poliziotto Filippo Paradiso: “È molto in alto, buttato nei servizi segreti”
Spunta un’altra talpa sulla vicenda Cuffaro. Oltre al colonnello dei carabinieri Stefano Palminteri, nell'inchiesta per corruzione, associazione a delinquere e turbata libertà degli incanti che coinvolge l'ex governatore siciliano e altre 17 persone, si fa il nome dell'ex poliziotto Filippo Paradiso. “È molto in alto buttato nei servizi segreti, è quello che ci sta facendo entrare nel...", diceva l'ex presidente non sapendo di essere intercettato. Poi parlando col capogruppo all'Ars della Dc Carmelo Pace, Cuffaro sostiene che Paradiso gli aveva consigliato di non parlare al telefono. "Dice 'ma tu parli assai al telefono', 'come parlo assai al telefono? perché che ho fatto?'", dice riportando la conversazione con Paradiso.
Tempestiva la risposta del legale del poliziotto. “Nessuna informazione coperta dal segreto investigativo è mai stata divulgata dal mio assistito Filippo Paradiso, peraltro impossibilitato ad avere conoscenza di notizie di tale natura - dice l'avvocato Gianluca Tognozzi -. Definire 'talpa' un ex appartenete alla polizia di Stato rappresenta una lesione alla sua immagine e alla dignità della divisa che ha indossato. Inoltre, il mio assistito, che è stato in polizia fino al 2021, - conclude il legale - non è mai stato nei ruoli della Presidenza del Consiglio".
L’inchiesta ripercorre la presunta esistenza di un “sistema occulto” all’interno della gestione della Sanità regionale siciliana. Un quadro che – sebbene ancora tutto da accertare –, come abbiamo scritto, richiama alla memoria la prima stagione politica di Cuffaro, quella terminata con la condanna e la detenzione.
Dalle carte è emerso che l’ex governatore “istruiva” il suo fidato collaboratore Vito Raso nell’assegnazione dei bandi. “Prima di essere pubblicati li dobbiamo mandare a tutti i nostri amici”, dice Totò Cuffaro, non sapendo di essere intercettato. Tra gli "amici" a cui i bandi, conosciuti in anticipo grazie alla complicità di una dirigente regionale, anche lei indagata, c'era anche il deputato regionale Carmelo Pace (anche lui sotto inchiesta). "Ai deputati?", gli chiede Raso. "Appunto si! E anche a quelli che non sono deputati...perché se no finisce che litighiamo con tutti…", gli rispondeva Cuffaro. "Io posso darlo ai politici, ai consiglieri comunali, alle prime linee e come si chiama...non è che lo possiamo dare a tutti o no…", cercava di capire l'interlocutore. "Fate una lista di 30/40 cristiani a cui man mano esce il bando li fate così…”, concludeva l'ex governatore.
Tra i 18 indagati nell’inchiesta della Procura di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia, figura anche Alessandro Mario Caltagirone, manager dell'Asp di Siracusa, che ieri pomeriggio ha fatto sapere si essersi autosospeso. Il dirigente generale lo ha comunicato all'assessorato regionale alla Salute. Caltagirone ha anticipato la mossa del presidente della Regione siciliana Renato Schifani che, al rientro anticipato da Bruxelles dove era in missione istituzionale, era pronto a firmare il decreto di revoca.
La prossima settimana i 18 indagati nell'inchiesta della procura palermitana su appalti truccati saranno sentiti dal gip che dovrà decidere sui domiciliari richiesti dai pm. La gip Carmen Salustro ha stabilito che Ferdinando Aiello, Marco Dammone, Mauro Marchese, Paolo Bordonaro, Giuseppa Di Mauro, Paolo Emilio Russo, Vito Fazzino e Sergio Mazzola saranno sentiti lunedì 11 novembre, alle 9:30. Il 13 novembre, alle ore 10, toccherà ad Alessandro Maria Caltagirone, Roberto Colletti, Antonio Iacono, Giovanni Giuseppe Tomasino e Alessandro Vetro. Il 14 novembre alle 9:30 davanti al gip compariranno Antonio Abbonato, Carmelo Pace, Vito Raso, Saverio Romano e Salvatore Cuffaro.
Quest’ultimo, assistito da due nuovi difensori - Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto - dopo che il precedente legale di fiducia, Claudio Gallina, ha rinunciato al mandato. La scelta nasce da motivi di opportunità perché nella richiesta di arresti domiciliari per l'ex presidente della Regione siciliana il legale veniva citato perché avrebbe fatto da tramite tra Cuffaro e un colonnello dei carabinieri. Il colonnello avrebbe chiesto a Gallina di incontrare il governatore a cui avrebbe poi rivelato notizie riservate su indagini in corso in cambio di favori per la moglie.
Oggi, salvo maltempo, il Pd siciliano scenderà manifesterà davanti la sede dell'assessorato regionale alla Famiglia in via Trinacria, a Palermo, con lo slogan: “Cuffaro. Romano. Schifani. Mandiamoli via”. "Mandiamo via chi ha già distrutto la Sicilia una volta e vuole riprovarci - si legge in una nota - Chi usa gli assessorati come centrali per favori e scambi. Chi fa della sanità un affare sulla pelle di chi sta male. Chi trucca i concorso umiliando i meritevoli e premiando i raccomandati. Mandiamolo via. Ci vediamo domani davanti l'assessorato regionale alla Famiglia in via trinacria. Perché gli assessorati e i dirigenti rispondono ai siciliani ed alle siciliane non ai potenti di turno. Fai girare, non basta più indignarsi da casa".
Foto © Imagoeconomica
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