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“Mio figlio. l'amore che non ho fatto in tempo a dirgli” di Marco Termenana, tra primi premi e critica letteraria

"Mio figlio. L'amore che non ho fatto in tempo a dirgli" di Marco Termenana (pseudonimo), cioè il libro uscito agli inizi di giugno 2021, è stato individuato dalla Giuria della quinta edizione del Premio Letterario “A Vento e Sole” dedicato a Margherita Casati, quale primo classificato per la narrativa edita.
Il Premio è stato indetto da Podere Alberese di Asciano di Lucia Bolzano e curato dalla scrittrice Adriana de Carvalho Masi. Sponsor principale Edizioni Helicon di Poppi e, fra gli altri, anche l'Associazione Il Giglio Blu di Firenze e l’Associazione Assosinderesi di Monza.
La cerimonia di premiazione si svolgerà sabato 28 maggio alle h. 16, presso il Museo civico archeologico e di arte sacra di Palazzo Corboli, in Corso Giacomo Matteotti 122 di Asciano.
Per "Mio figlio" si tratta del ventiduesimo titolo per Concorsi Letterari italiani.
"Ma servirà davvero a qualcosa ricevere tutti questi riconoscimenti o ciò concorre solo ad alimentare la vanità dell'autore?"
Innanzitutto, prima di rispondere, qualche dato circostanziato per inquadrare chi non conosce ancora Marco Termenana.
Con lo pseudonimo di El Grinta, sullo stesso argomento, ha già pubblicato GIUSEPPE nel 2016.
I romanzi sono ispirati al suicidio di Giuseppe, il figlio ventunenne (il primo di tre), quando in una notte di marzo 2014, apre la finestra della sua camera, all'ottavo piano di un palazzo a Milano, e si lancia nel vuoto.
Senza mai cadere nella retorica, la storia racconta il (mal) vivere di chi si è sentito sin dall'adolescenza intrappolato nel proprio corpo: la storia di Giuseppe è infatti anche la storia di Noemi, alter ego femminile, che assume contorni definiti nella vita dei genitori solo nel momento in cui si toglie la vita.
Tragedia non solo di mancata transessualità ma anche e soprattutto di sofferto e mortale isolamento, al secolo hikikomori, malattia consistente nella scelta di rifuggire totalmente dalla vita sociale e familiare.


termenana galli


La domanda poi è stata posta al Presidente della Giuria, Rodolfo Vettorello (Castelbaldo, Padova, 11 settembre 1937) vincitore ad oggi di circa 250 premi per la poesia, tra cui il Premio Montale Fuori di Casa 2020 e questa è la sua risposta:
"Ho conosciuto Marco quando usava ancora lo pseudonimo di El Grinta, ad agosto 2016, ad un Concorso Letterario in Toscana, "La Pania", dove lui ha vinto il primo premio per la narrativa ed io il primo premio per la poesia. Da allora ci siamo sempre tenuti in contatto e quindi credo di conoscere bene la sua storia artistica. Penna brillante. Esposizione sempre chiara ed asciutta. Vero “berretto verde” della letteratura. Merita tutti i riconoscimenti che sta ricevendo e forse anche di più, ma, attenzione, a distanza di anni, ancora non saprei dire se da premiare sia il padre o lo scrittore, tanto è forte l'intreccio tra i due ruoli.
Sull'utilità della vincita di tanti premi, poi, credo che ce lo potrà dire solo la storia: i suoi libri sono un pugno nello stomaco che possono aiutare a riflettere e a prendere esempio per trovare il coraggio di aprirsi, sia per gli adulti che per i ragazzi, e perciò penso che meritino di essere conosciuti, ma in che modo la “mietitura” che sta facendo possa aiutare questa nobile causa, non so dirlo."
“Ho scritto questi libri solo per commemorare Giuseppe. Qualcuno ha anche detto che ho un vero e proprio carisma, ma, in realtà, se la storia gira, per ora per l’Italia ma l’editore non esclude anche l’estero sul lungo periodo, e aiuta i ragazzi a capire che bisogna sempre aprirsi, sono contento – afferma l'autore -. Credo poi che noi genitori non dobbiamo mai stancarci di ascoltare i figli. Non è mai il momento sbagliato per parlare delle loro criticità, qualsiasi esse siano, anche quando e se ci beffeggiano”.
Ma, in definitiva, qual è la vera causa di tutto questo successo?
Per noi, che abbiamo letto “Mio figlio”, la risposta è una sola - ed è questo il vero carisma -: la storia di Giuseppe Noemi, per come è raccontata, aiuta chi legge a farsi domande per un lavoro di introspezione ed è di questo che c’è un gran bisogno.
"Fu vera gloria?" verrebbe dunque da dire parafrasando ben altri autori.
Ha ragione Rodolfo Vettorello: ce lo dirà la storia, ma, intanto, in bocca al lupo Marco Termenana.

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