di Monica Genovese
Non possiamo avere la pretesa di conoscere gli effetti devastanti derivanti dalla diffusione del virus COVID-19, né di insegnare ad alcuno strategie di cura e di intervento sociale e politico, tuttavia deve oggi essere data una voce a chi non ha fino ad oggi parlato e a chi non viene ascoltato, a chi non ha rivendicazioni economiche e sociali da far valere, né potenziale elettorale da offrire al momento.
Mi chiedo, chi stia pensando agli “under”: qualcuno deve garantire la tutela dei loro diritti di fronte ad un coacervo di decreti, misure, ordinanze del governo nazionale, regionale e locale che sembra averli dimenticati.

Qualcuno vorrà convincermi del fatto che tenere segregati a casa i ragazzi/ragazzini/bambini, voglia dire tutelarli maggiormente di fronte ad un virus sconosciuto, sia per le reali modalità di contagio che in relazione a quale sia effettivamente il “terreno umano” di più agevole diffusione: e di fronte alla Scienza io faccio un passo indietro.
Ma allo stesso tempo corre obbligo sottolineare che le misure fino ad oggi adottate dal Governo nazionale, regionale e locale hanno sacrificato in maggiore misura i giovani, anzi i giovanissimi, costretti da oltre un mese e mezzo a stare chiusi nelle loro abitazioni, lontani dalla scuola, dalle attività sportive e ricreative, dagli amici, da tutte le abitudini di un tempo.
I decreti e le misure adottate fino ad oggi hanno tutelato le ragioni degli incalliti fumatori, dei bulimici cuochi e sostenitori della spesa, dei cani e dei loro padroni, di coloro che, a torto o a ragione, si sentivano autorizzati ad uscire giornalmente da casa per svolgere le attività ritenute – fondatamente o meno – essenziali ed irrinunciabili per il Paese Italia.
Io oggi sostengo che “irrinunciabile” è per noi il destino dei nostri ragazzi, il loro benessere fisico, ma soprattutto quello psicologico, duramente messo oggi a rischio a fronte della privazione, ormai troppo prolungata e che ha perso gli iniziali, sia pur limitati, vantaggi, di spazi esterni di libertà, di movimento, di luce e di sole, di rapporti umani e non solo virtuali, di opportunità reali di conoscenza ed apprendimento, non soddisfatte da poche ore di didattica a distanza (sia pur benedetta!).
I bambini/ragazzini/ragazzi sono i veri reclusi non solo dal VIRUS COVID-19, ma da tutti noi che abbiamo deciso o subito il fatto che tutti gli altri, a vario titolo, hanno avuto ed hanno ogni giorno l’opportunità di allontanarsi dal luogo di “detenzione domiciliare” diffondendo, se del caso, il virus, o portandolo a casa dai loro figli, se a loro volta dallo stesso contagiati.

Vorrei comprendere perché nessuno si stia occupando – o sembra farlo facendo – di un problema che è diventato allarmante: i ragazzi/bambini, privati dei loro diritti fondamentali, si stanno deprimendo, stanno acquisendo forme sempre più preoccupanti di dipendenza dai social, dagli smartphone, dalla realtà virtuale; stiamo contribuendo, in silenzio, a formare ragazzi pigri, depressi, repressi, affetti da sindromi di varia natura, quale quella dei c.d. “sicomori” di orientale importazione, malati nel corpo e nella mente.

Per quale ragione dobbiamo assistere a miriadi di trentenni, quarantenni, cinquantenni, sessantenni ed anche settantenni (!) che quotidianamente escono dalla loro abitazione, con le loro pronte giustificazioni in tasca, nel formale rispetto delle disposizioni rese dai decreti e dalle ordinanze emesse dalla fine dello scorso mese di febbraio e soprattutto dallo scorso mese di marzo, e che vanno due volte al giorno a comprare le sigarette per sostenere (forse) l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli quale Organo del Ministero dell’Economia, tre volte al giorno per comprare piccole quantità di spesa (tanto potranno tornare il giorno seguente) perché devono mangiare sempre di più (stiamo esaurendo il prodotto alimentare mondiale e poi facciamo donazioni alla Caritas perché c’è gente che muore di fame!), da due a tre volte al giorno per portare a spasso i loro cani (evidentemente più meritevoli dei bambini di aria, spazio e luce, - e non si adducano a proposito, i loro naturali bisogni, perché ciò non giustificherebbe il fatto che i loro padroni/accompagnatori potrebbero contagiare ed essere contagiati innumerevoli volte, in relazione a tutte le occasioni in cui escono!), due volte al giorno per acquistare il pane o far riparare la stampante del PC o comprare una cartuccia, e non consentire a chi ha più diritto di noi tutti di muoversi, di distrarsi, di godere del sole e della luce necessaria alla crescita ed allo sviluppo delle vitamine nel loro organismo.
Chi ci governa avrà idee più chiare in proposito, e se dovessero esserci adeguate e soddisfacenti risposte “tecniche” degli esperti al riguardo, faccio subito un passo indietro, ma non senza prima fare una proposta, che dimostri finalmente che TUTTI abbiano veramente ed effettivamente a cuore la salute dei bambini: state a casa un giorno alla settimana, voi dipendenti del tabacco, del pane, della spesa, del PC, del giornale, voi adulti ormai (bene o male) cresciuti nel corpo e nella mente, e che dovreste essere in grado – almeno in astratto, anche se non lo fate - di sopportare con pazienza tutto ciò, e fate uscire LORO, i bambini, gli adolescenti, i ragazzi, i cui diritti sono garantiti – solo per citare alcune Fonti nazionali ed internazionali - dalla Costituzione, dalla Dichiarazione dei diritti del fanciullo, e dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che sancisce il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino e dell’adolescente, il cui interesse deve avere la priorità “in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica e privata e in ogni situazione problematica” .
Sono felice – e di certo il Governo nazionale e regionale sa quello che sta facendo se ha consentito che aprissero - del fatto che da oggi aprano le librerie, le cartolerie, i negozi di abbigliamento per i bambini (i cui beni e prodotti, tuttavia, abbiamo acquistato in questi mesi “on line”, qualora ritenuti veramente necessari), ma non sarebbe stato “più essenziale” prima, pensare ai minori, che giorno dopo giorno si stanno spegnendo all’ombra dei loro dispositivi informatici cui li abbiamo costretti, dopo averli sempre demonizzati, anzi direi quasi “affidati” da tempo (visto che i genitori dovranno pur sempre lavorare per sopportare l’enorme crisi economico e finanziaria che sta attraversando e cui va incontro il Paese) per comunicare, per studiare, ed anche per consentire ai loro muscoli di non perdere ogni funzione.
La Società civile deve guardare in primo luogo ai diritti degli infanti e degli adolescenti, garantendo il diritto allo studio, allo sport, al movimento, ed al loro equilibrato sviluppo fisico e mentale, e non può delegare il difficile compito solo alla famiglia, incapace di provvedervi da sola e all’interno delle mura domestiche.

Consentiamo ai bambini e ai ragazzi, almeno per un giorno alla settimana, di fare movimento all’aperto, da soli o in compagnia di un solo genitore o accompagnatore, in spazi ampi e garantendo il rispetto delle regole della distanza e della sicurezza: ed in caso di violazione, multeremo i loro genitori, cos’ come state multando gli adulti trasgressori, ma non penalizziamoli tutti.

Stiamo noi adulti di più a casa e sacrifichiamoci per loro, perché un pacchetto di sigarette o di pane, o meno spesa, o un giornale in meno a noi non cambia alcunché, mentre ogni giorno ed ora di sole, di luce e di movimento di cui li stiamo privando, sta arrecando danni seri alla salute fisica e psichica dei bambini e degli adolescenti, cui difficilmente saremo in grado di rimediare.

Foto © Imagoeconomica

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