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E’ chiaro che  oggi, dopo l’increscioso tentativo di far arrivare da vari carceri  italiani 44 mafiosi al Congresso dei radicali che si terrà a Rebibbia, quanti ritengono il carcere duro, così come viene applicato, una “tortura”, si ostinano a sostenere attraverso la stampa e vari organi di informazione che va trovata una via d’uscita, e il “carcere duro” va abolito in quanto giusto una “tortura”.
Quotidiani come il Foglio pur cercando di comprendere, con quanti sforzi sono capaci di fare, che il “41 bis” nasceva da una esigenza: “impedire che i mafiosi  dal carcere potessero continuare a indirizzare attività criminali” , gli è altresì impossibile capire che come lo definì il magistrato Grabriele  Chelazzi un “carcere severo ma necessario“, il 41 bis oggi come oggi non può e non deve essere abolito per nessuna ragione al mondo.
Questo semplicemente, perché il regime di 41 bis in questi 23 anni ha fatto acqua da tutte le parti proprio per trasversalità che hanno agito sulla Legge annacquandola.
Infatti “cosa nostra”  ha spesso dimostrato  di poter continuare a mandare ordini fuori dal carcere, e come si dice quegli ordini continuano oggi a condizionare la vita democratica del Paese, tant’è che ancora non c’è verità completa sugli  eventi stragisti del 1993.
Non vi è dunque possibilità alcuna di “semplificare la discussione” per il momento, la strada è una sola ed è quella maestra: gli uomini appartenenti a “cosa nostra” rei delle stragi del 1993 devono collaborare con la giustizia  in massa, parlare, fare i nomi dei politici che li hanno supportati nella strage di via dei Georgofili e così potranno leggere tutti i libri del mondo e abbattere i vetri che li dividono dai familiari .

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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