cormonslibri 2015 intIeri Antonio Ingroia è stato a Cormòns, ospite della rassegna Cormònslibri in due iniziative, per parlare di legalità e del ddl Ingroia-La Torre. Per l’occasione è stato intervistato dal Messaggero Veneto.
Riportiamo il testo dell'intervista.


Avere dall’altro capo del telefono Antonio Ingroia scatena nella mente un universo di domande. Poter parlare con un personaggio che ha conosciuto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che dopo di loro ha condotto – e continua a farlo – una lotta serrata contro la mafia e la corruzione è un`occasione che squaderna interrogativi e domande. Soprattutto se il tempo a disposizione è contato, ritagliato in un`agenda oltremodo fitta di appuntamenti. E nonostante gli impegni, oggi l`avvocato, giornalista, ex magistrato e politico sarà presente a Cormònslibri per celebrare con un doppio appuntamento la giornata della legalità. La mattina Antonio Ingroia incontrerà gli studenti assieme al vicedirettore di Antimafia Duemila Lorenzo Baldo. Alle 16, invece, sempre nella sala Italia, illustrerà i contenuti del disegno di legge Ingroia – La Torre inerente la corruzione e la trattativa stato mafia.

In una società ideale, la legalità dovrebbe essere messa in pratica da chi questa società la governa. Qual è invece adesso la situazione in Italia?
«La situazione è che la legalità – che avrebbe dovuto essere perseguita soprattutto a seguito dei sanguinosi fatti che hanno scosso la Repubblica come Capaci rimane ancora un`utopia. All`indomani di quelle stragi qualcosa si era tentato, ma ora la situazione è addirittura degenerata: la corruzione dilagante ha fatto sistema con la mafia e siamo in un`effettiva emergenza».

Dobbiamo essere più allarmati per i problemi di casa nostra come corruzione e illegalità o per il terrorismo?
«Sono due facce della stessa medaglia. Il terrorismo è frutto di scelte sbagliate anche nella politica italiana. Se poi consideriamo che la classe dirigente non ha le carte in regola con la legge e non può imporre la legalità…».

Ci sono dei punti in contatto fra il modo in cui la mafia e il terrorismo si insinuano nella società?
«Un punto comune è che entrambi sono fenomeni occulti, capaci di nascondersi nella società. Per il resto, la mafia riguarda la classe dirigente, il terrorismo è concentrato nelle classi marginali. Se si riuscisse a fare pulizia nella classe dirigente la corruzione si prosciugherebbe e questi problemi potrebbero essere arginati».

Quali pericoli corriamo nell’affollarsi di migranti ai nostri confini?
«Non si tratta di un pericolo in sé, soprattutto considerando che la migrazione massiccia è determinata dalla guerra. Il punto è che fra i profughi potrebbero esserci dei criminali. Il pericolo nasce quando i flussi non sono controllati e c`è un alto livello di clandestinità. Bisognerebbe operare una distinzione in questa zona grigia».

Torniamo a parlare di mafia. Quella del Nord-Est è stata oggetto di inchieste che hanno portato al libro scritto dai colleghi Luana De Francisco, Ugo Dinello e Giampiero Rossi. Ha avuto modo di leggerlo?
«Non è un settore che ho approfondito nel mio lavoro, ma so bene quanto sia insidioso già dal tempo di Felice Maniero».

Oggi si celebra la giornata della legalità: cos`è la legalità?
«È un valore complicato, spesso un valore apparente di cui ci si riempie la bocca: un conto è parlarne e un altro è praticarla. Altra cosa è poi la giustizia e spesso accade che ci siano, paradossalmente, delle leggi ingiuste».

Oggi incontrerà i ragazzi delle scuole: la legalità si insegna o è innata?
«Si può insegnare, anche se in un Paese educato alla legalità non ci sarebbe bisogno di farlo. Purtroppo il nostro è invece un Paese maleducato, in cui spesso vincono l`irresponsabilità e l`impunità.

Eliana Mogorovich

Fonte:
azione-civile.net

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