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bennici-antoninodi AMDuemila - 25 giugno 2014
Licata (Agrigento). Oggi a Licata è stato ricordato con una lapide la memoria dell'imprenditore edile Salvatore Bennici, ucciso il 25 giugno del 1994 da due killer di Cosa nostra che hanno sparato a volto coperto davanti al figlio Vincenzo, bloccato con una pistola puntata alla tempia.
L'esecuzione nel cantiere edile dell'imprenditore, alla periferia del paese, in via Palma, era stata preceduta da diverse telefonate intimidatorie e messaggi minatori: l'esplosione di un escavatore, l'incendio della porta di casa, tutti denunciati da Bennici.
La manifestazione è stata promossa dall'associazione di legalità "A testa alta", alla quale sono intervenuti i rappresentanti delle forze dell'ordine, il segretario regionale del sindacato di polizia Coisp, Alessandro Berretta, il vicesindaco del Comune e i sostituti procuratori di Agrigento, Salvatore Vella e Andrea Maggioni.
"La presenza dello Stato c'è, chi vuole rispettare le regole può farlo - ha dichiarato Vella - dire che non si può denunciare è un alibi. Qui le vittime non sono soltanto i familiari ma l'economia di un territorio che deve fare delle scelte precise".
"Mio padre è morto per il suo lavoro e perché credeva nella giustizia e nell'onestà - ha invece detto Agostino, uno dei 5 figli dell'imprenditore ucciso - È importante ricordarlo soprattutto per i giovani. Questo omicidio non ha segnato solo la mia famiglia ma la società. L'omertà non paga". "Oggi il clima è un po' cambiato ma c'è ancora tanto da fare", ha poi sottolineato Vincenzo, che ha aggiunto: "Abbiamo avuto difficoltà persino a pubblicizzare l'iniziativa quando abbiamo provato ad affiggere la locandina sulle vetrine dei commercianti di Licata, tanti l'hanno rimossa subito per paura. Mio padre è stato ucciso anche per loro, purtroppo non si vuole capire che è l'unione a fare la forza". I pochi commercianti che erano presenti sono legati a un rapporto di amicizia con la famiglia Bennici. Come Francesco Urso, della Betonmix, che con le sue denunce ha dato il via all'inchiesta denominata 'Ouster', insieme al vice presidente di confindustria Sicilia Giuseppe Catanzaro. "Ai familiari di Bennici la collettività dovrebbe chiedere scusa, sono i pavidi che non danno un futuro ai proprio figli - ha affermato Catanzaro, che ha poi fatto appello al consumo critico - oggi lo Stato è presente e preparato, ma occorre rendere la prevenzione un valore sociale attraverso le scelte degli stessi imprenditori: perchè non scegliere di rifornirsi, ad esempio, da chi ha denunciato?".
"Abbiamo organizzato questa manifestazione per restituire una memoria negata a lungo - ha detto Antonino Catania, presidente dell'associazione 'A testa alta' - qui nelle denunce siamo indietro di un decennio rispetto a quanto è stato fatto nella vicina Gela e registriamo ancora una certa riluttanza da parte delle amministrazioni a costituirsi parte civile nei processi contro imputati per mafia ed estorsione. Speriamo sia un inizio per tutte le persone oneste che intendono ribellarsi ai soprusi e al condizionamento mafioso".

Fonte ANSA

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