Fermato ad agosto dopo due mesi di latitanza. è accusa di concorso esterno in associazione mafiosa
10 ottobre 2013
REGGIO CALABRIA. È di nuovo libero l’ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, arrestato negli Emirati Arabi lo scorso 28 agosto, dopo due mesi di latitanza, perché condannato in via definitiva a cinque anni e quattro mesi di carcere per concorso esterno in associazione a delinquere. La legislazione araba, infatti, non prevede il reato di mafia e così l’armatore ha potuto lasciare il carcere di Dubai dopo che il giudice ha accolto le tesi dei suoi legali.
L’ARRESTO - L’armatore era stato fermato all’aeroporto di Dubai dove aveva fatto scalo, proveniente dalle Seychelles, in attesa di ripartire per Nizza, dove vivono la moglie e il figlio. Le autorità di Dubai gli avevano sequestrato il passaporto, mentre dall’Italia era già partita la richiesta di estradizione. I legali lo scorso 15 settembre avevano presentato istanza di scarcerazione dietro pagamento di una cauzione, che il giudice aveva comunque negato riservandosi, comunque, di valutare la richiesta di libertà legata al riconoscimento giuridico del reato di mafia.
LE ACCUSE - Amedeo Matacena figlio dell’omonimo armatore che iniziò nel 1965 il traghettamento dello Stretto di Messina, si sarebbe rivolto – secondo i giudici della Suprema Corte - alle cosche storiche della mafia calabrese: Piromalli, Nasone, Rosmini, Condello, Pino, Gallico. A queste famiglie avrebbe chiesto aiuto per la sua scalata politica, iniziata nel 1994 e conclusasi nel 2001. In cambio l’ex deputato di Forza Italia avrebbe concesso assistenza giudiziaria e interessamenti in vicende processuali riguardanti esponenti di questi clan. Con l’aiuto di 18 pentiti la Dia di Reggio Calabria era riuscita a tessere e ad analizzare tutti i rapporti tra Matacena e i boss della ‘ndrangheta.
LA SCALATA - Dalla ricostruzione di questi legami gli inquirenti hanno ottenuto una serie di riscontri che riguardavano le pressioni esercitate dai mafiosi per consentire la scalata politica di Amedeo Matacena. Si parte dalle competizioni elettorali del 1988 per il rinnovo del consiglio comunale di Scilla, per proseguire con la candidatura alle regionali del 1990, per finire poi con la prima elezione al parlamento nazionale di Amedeo Matacena, nel 1994. Quando per i suoi problemi giudiziari l’ex parlamentare non fu riconfermato, su richiesta di Fini, Matacena sbottò e in un’intervista al Corriere disse: «Ritengo di essermi comportato da amico con il presidente Berlusconi. Sono andato a Palermo a testimoniare al processo di Dell’Utri contro Rapisarda. Mi sono trascinato dietro altri testimoni che avevano perplessità a raccontare i fatti per come si sono svolti. Ritengo che quella testimonianza sia stata fondamentale per smontare il teste Rapisarda. Poi su richiesta di Berlusconi, sono andato a testimoniare a Caltanissetta contro la Procura di Palermo».
corriere.it
In foto: Amedeo Matacena in una foto d’archivio (Imagoeconomica)
