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16 dicembre 2011
Palermo. «Tutte le vittime di mafia sono morte per la democrazia. A noi è chiesto di conoscere, di lottare contro tutte le forme di illegalità. La forza della mafia sta fuori, nella zona grigia che l'affianca e lo dimostrano le ultime operazioni». Lo ha detto don Luigi Ciotti agli studenti dell'istituto alberghiero Ipssar Cascino di Palermo, riferendosi agli arresti a Campobello di Mazara, dove per associazione mafiosa è finito in carcere anche il sindaco. Don Ciotti ha ricordato altre vittime di mafia e ha conosciuto i progetti sulla legalità portati avanti dai ragazzi. «A Partanna, nel Trapanese, c'è la tomba senza nome di una donna che cercava verità e giustizia - ha detto don Ciotti - è la tomba di Rita Atria. Non è possibile che in Italia ci sia una tomba senza nome di una donna cosi coraggiosa. Hanno perfino truccato la foto, facendola diventare una signora 50/enne, quando era solo una ragazza». «La lotta alla mafia inizia dai diritti sociali - ha aggiunto il fondatore di Libera - lo credeva anche il prefetto Dalla Chiesa che ripeteva qui in Sicilia: 'lo Stato dia come diritto ciò che le mafie danno come favorè. Ad accogliere don Ciotti è stata la preside dell'istituto Lucia Ievolella, figlia di Vito, il maresciallo dei carabinieri ucciso dalla mafia a Palermo il 10 settembre del 1981.

ANSA

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