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5 dicembre 2011
Palermo. L'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino sarà sentito domani dai pm di Palermo che indagano sulla trattativa tra lo Stato e la mafia. L'interrogatorio si svolgerà nel palazzo di giustizia del capoluogo siciliano. Oggi i magistrati hanno sentito il predecessore al Viminale di Mancino, Vincenzo Scotti. Nicola Mancino fu a capo del Viminale dal 28 giugno del 1992 al 19 aprile del 1994. Il pentito Giovanni Brusca, tra i primi a parlare del papello, l'elenco delle richieste del boss Totò Riina allo Stato per fare finire la strategia stragista, ha raccontato ai pm - le dichiarazioni sono depositate al processo al generale dell'Arma Mario Mori accusato di favoreggiamento - che Mancino era «il terminale finale» a cui le «istanze» del capomafia corleonese dovevano arrivare. «Tra la strage di Capaci e quella di via d'Amelio - ha dichiarato Brusca - Riina mi disse che qualcuno si era fatto avanti per chiedere cosa voleva la mafia per fare cessare gli omicidi e che lui gli aveva dato un papello di richieste. Sempre in quell'occasione mi disse che il terminale finale a cui l'elenco di cosa nostra doveva arrivare era l'onorevole Nicola Mancino». Il politico ha sempre negato di avere mai avuto finanche il sentore di una trattativa tra Stato e mafia e ha querelato il pentito. Un'altra circostanza sempre smentita dall'ex ministro, già interrogato sul punto dalle Procure di Palermo e Caltanissetta, è un presunto incontro con il giudice Paolo Borsellino, avvenuto a Roma l'uno luglio del 1992, giorno del suo insediamento al Viminale. Nell'agenda del magistrato poi ucciso dalla mafia compare il nome del ministro, ma il politico ha sempre raccontato di non ricordare di avere visto il giudice. Un particolare molto importante nell'indagine dei pm di Palermo che vuole Borsellino al corrente e fermamente contrario alla trattativa e che ipotizza che quell'argomento sarebbe potuto essere al centro dell'incontro romano tra il magistrato e il ministro.

ANSA

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