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di Paola Nicita - 28 ottobre 2011
Un incontro casuale, quello tra Pier Paolo Pasolini e la fotografa Letizia Battaglia, testimoniato da 32 immagini scattate a Milano nel 1972.
 
Immagini che, sempre per caso, saranno esposte ad Amsterdam in una mostra-omaggio dedicata al regista: «Tempo fa ne ritrovai una e la pubblicai su Facebook - racconta la fotografa - e un numero incredibile di persone mi contattò. Così ho deciso di esporne diciassette».

In mostra ad Amsterdam gli scatti della fotografa palermitana realizzati a Milano nel 1972 "Andai all´incontro ed ero felicissima di poterlo vedere. La sua era una presenza carismatica"

Quell´undici dicembre del 1972 il Circolo Turati di Milano era gremito di gente che aspettava di incontrare, parlare, vedere Pier Paolo Pasolini, chiamato a rispondere dei violenti attacchi al suo film "I racconti di Canterbury". Tra la folla impegnata e tumultuosa c´era una ragazza poco più che trentenne, Letizia Battaglia, che prendeva in mano la macchina fotografica per la prima volta. Quei ritratti in bianco e nero di Pasolini, trentadue immagini di un provino dimenticato per tutti questi anni, sono saltati fuori dal cassetto della fotografa palermitana, che nel frattempo ha ottenuto i più importanti riconoscimenti internazionali - i premi Eugene Smith e Cornell Capa Infinity Award, per citare i più importanti - e sono approdati ad Amsterdam, per una mostra dedicata a Pasolini, organizzata da Rossana Alberico e Ron Lang della galleria Metis. Un omaggio che vede protagonisti, insieme a Letizia Battaglia, alcuni tra i nomi di maggior rilevo dell´arte contemporanea: Alfredo Jaar, Marlene Dumas, Graciela Iturbide. Quattro artisti che hanno raccontato Pasolini, ciascuno a modo proprio: Graciela Iturbide fotografando i luoghi romani del regista, Alfredo Jaar con il film "Le ceneri di Pasolini", omaggio di memoria gramsciana, Marlene Dumas con una galleria di ritratti di presenti evanescenze.
«Ho vissuto a Milano dal 1971 al 1973 - racconta la fotografa - in anni ricchissimi di esperienze. Andai all´incontro con Pasolini ed ero felicissima di poterlo vedere, mi piaceva. Avevo con me
la macchina fotografica, ma non sapevo di essere una fotografa, non sapevo nulla di tecnica e regole, contrasti, controluce. Nulla».

E cosa accadde?

«Pasolini era una presenza straordinaria, possedeva una gestualità carismatica. Lo guardavo con passione e vedevo un uomo consapevole e al contempo estremamente dolente. Quando lo uccisero, pochi anni dopo, ripensai a quel suo modo di essere, così speciale, e in qualche modo preveggente».

Preveggenza di fatti che sarebbero piombati su di lui, o non solo?
«Su di lui, sull´Italia. Mi trovai a fotografare con un´incoscienza "tecnica" che alla fine fu un bene, perché credo che questi ritratti di Pasolini, per quanto alcuni siano anche sfocati, siano aderenti al personaggio, lo rappresentino con verità. Quel giorno era sconvolto dagli attacchi ricevuti per il suo film. Il dibattito fu durissimo».

Il tema dell´incontro era: "Libertà di espressione tra repressione e pornografia". Lei è mai stata oggetto di simili attacchi?
«Le uniche ostilità verso le mie fotografie sono giunte dalla classe politica (una fotografia che ritrae Giulio Andreotti con i fratelli Salvo all´Hotel Zagarella venne acquisita come prova da Giancarlo Caselli, ndr), ma certo non dalle persone che osservano le mie immagini. È andata così anche con la foto di Pasolini».

Cioè?
«Ho preso una di queste fotografie, che non avevo mai pubblicato, e l´ho messa sulla mia pagina di Facebook. È stato incredibile il numero di persone che mi chiedevano di questo ritratto, di lui, della storia della fotografia. Così ho deciso di stamparne diciassette per questa esposizione, che è stata una bellissima esperienza con gli altri artisti, i galleristi, con persone meravigliose».

Cosa le piacerebbe fare?
«Insegnare fotografia. Mi hanno chiamato solo una volta per una lezione, e poi basta. Mi piacerebbe poter insegnare».

Tratto da:
La Repubblica

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