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Nel cuore del dibattito sul futuro dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, si è svolto a Roma Eventi Fontana di Trevi il congresso nazionale del Sinageco, dal titolo “Presidio di legalità nell’interesse della collettività. L’Amministratore giudiziario guarda al futuro senza dimenticare il passato: snodo strategico o criticità del sistema dei sequestri?”. Un confronto che ha messo al centro il ruolo strategico degli amministratori giudiziari nel sistema di contrasto alla mafia e nella restituzione dei patrimoni illeciti alla collettività. 

Ad aprire la riflessione è stato Antonio Balsamo, sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, che ha delineato la figura dell’amministratore giudiziario come snodo cruciale tra gestione patrimoniale, funzione giudiziaria e responsabilità sociale: “L’amministratore giudiziario è, al tempo stesso, un professionista chiamato a gestire patrimoni e aziende sequestrate, un ausiliario del giudice e un protagonista di processi di cambiamento sociale. In Sicilia, la lotta alla mafia ha rappresentato il riscatto di un intero popolo. Ritengo che questa esperienza costituisca oggi una delle espressioni più forti della nostra identità nazionale, da proiettare con orgoglio anche nello scenario europeo. Il contrasto alla criminalità organizzata può diventare un potente fattore di inclusione sociale e di rinnovamento dell’intera comunità. La cultura della legalità è esattamente ciò a cui faceva riferimento Paolo Borsellino quando, un mese dopo la strage di Capaci, spiegava che la lotta alla mafia non può ridursi a una fredda opera di repressione, ma deve trasformarsi in un movimento culturale e morale capace di coinvolgere tutti, soprattutto le giovani generazioni, le più sensibili al valore e al profumo della libertà”.

Nel solco di quell’eredità ideale, richiamata attraverso le parole di Borsellino, si inserisce anche l’intervento di Leonardo Guarnotta, segretario della Fondazione Falcone ed ex magistrato del Pool Antimafia di Palermo insieme a Falcone e Borsellino. Per Guarnotta, “il dialogo con le nuove generazioni e l’incontro costante con studenti e giovani rappresentano la naturale prosecuzione della stagione del maxiprocesso. Quella stagione non è stata soltanto un momento giudiziario di straordinaria importanza, ma l’inizio di un percorso culturale e civile che deve continuare nel tempo. Trasmettere ai ragazzi il valore della legalità, della responsabilità e del coraggio istituzionale significa dare continuità a quella eredità, trasformando la memoria in impegno concreto e costruendo una coscienza collettiva capace di difendere e rafforzare lo Stato di diritto”.

Sul piano più strettamente operativo, il presidente del Sinageco, Giovanni Mottura, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un riconoscimento pieno e strutturale della categoria: "Siamo 4.500 iscritti all’albo degli amministratori giudiziari – ha sottolineato - e chiediamo semplicemente che si riconosca il ruolo che svolgiamo. Molti professionisti hanno scelto di dedicarsi a questa attività in modo strutturato, organizzando studi e competenze specifiche. La valorizzazione di questo segmento del sistema è fondamentale: senza di essa, rischia di essere vanificato lo sforzo che quotidianamente mettono in campo istituzioni, forze di polizia, magistratura e Agenzia nazionale per i beni confiscati. Se non si colloca l’amministratore giudiziario al centro della sua reale funzione, non si potrà costruire un modello sostenibile”. “Per rendere effettivamente produttivo un bene confiscato - ha aggiunto Mottura - servono progettualità e risorse adeguate. Gli amministratori giudiziari lavorano per garantire continuità nella gestione, sia degli immobili sia, soprattutto, delle imprese. Nessuno immagina che lo Stato debba trasformarsi in imprenditore, ma è necessario che faccia la propria parte, come già previsto dalla normativa e dalla Strategia nazionale sui beni confiscati, per consentire alle aziende di proseguire la loro attività e contribuire concretamente al rilancio del territorio nel segno della legalità. L’amministratore giudiziario, insieme al coadiutore, è parte integrante ed essenziale di un sistema finalizzato alla ricostruzione della legalità nelle imprese”.

Dalle riflessioni emerse al congresso prende così forma un quadro chiaro: la gestione dei beni confiscati non è soltanto una questione tecnica o amministrativa, ma un passaggio decisivo nella costruzione di un modello di sviluppo fondato sulla legalità, sulla responsabilità istituzionale e sulla partecipazione attiva della società civile.

Foto © Paolo Bassani 

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