"Oggi è una giornata molto significativa". Ilaria Cucchi, da "Mattina24" su Rainews24, ricorda così che "il 22 ottobre di sedici anni fa moriva mio fratello Stefano. Moriva - annota - come ultimo tra gli ultimi, moriva di carcere. Ed è proprio per questo che da quel momento ho sentito il dovere di dare voce a coloro che troppo spesso non ne hanno una". "Da quando è morto, le nostre carceri sono peggiorate, nel disinteresse quasi totale della società e nel disinteresse totale del governo. Perché i problemi degli ultimi per la destra non contano nulla", aggiunge la senatrice Avs. "Questi giorni per me - confessa - sono particolarmente difficili, rivivo quel dolore che è lo stesso dolore che colpisce i familiari delle vittime del carcere, della giustizia, dell'indifferenza e che ha finito per far ammalare anche i miei genitori. Entrambi sono morti, e anche loro nel mese di ottobre". "Mi chiedo - riprende - dov'è il ministro Nordio, che in campagna elettorale prometteva di mettere mano al problema delle carceri? Nordio e la destra hanno introdotto solo nuovi reati, riempiendo ancora di più gli istituti penitenziari. Carceri che vuole ampliare, come se questo fosse la soluzione al sovraffollamento, alla sofferenza. Nelle carceri io ci vado spesso, sono luoghi invivibili, terribili e disumani. Ma la sofferenza non riguarda solo i detenuti, tocca anche gli agenti di Polizia penitenziaria. Spesso si trovano a gestire situazioni per cui non sono preparati, non è il loro mestiere, e finiscono per soffrire a loro volta". "Se guardo al percorso che abbiamo fatto in questi 16 anni, io e la mia famiglia e tutti coloro, a partire dall'avvocato Fabio Anselmo, che mi hanno accompagnato, pensavo di essere riuscita a fare dei passi avanti, invece - confida - mi sembra tutto tempo sprecato, perché il problema, non solo non è stato risolto, si è aggravato. È tempo di ascoltare quelle voci che non hanno più la forza di farsi sentire".
Ilaria Cucchi davanti al cancello del reparto protetto dell'ospedale Pertini
"Questo è il cancello del reparto protetto dell'ospedale Pertini. Oggi, ci sono tornata". Scrive così in un post su Facebook Ilaria Cucchi. "Nel 2009 ci avevano fatto stare fuori - continua Ilaria - sotto la pioggia, io, mia mamma, mio papà. Ci arrivò la notizia. È iniziato lì, in quel momento, un calvario lunghissimo. Un calvario fatto di menzogne, di depistaggi, di una sofferenza indicibile. Nelle aule di giustizia, mia mamma si è ammalata; mio papà si è ammalato. Per avere giustizia per Stefano, e per dare voce a tutti gli ultimi che continuano ad affollare le nostre celle, la mia famiglia ha pagato un prezzo altissimo". Quindi sottolinea: "Oggi ho varcato nuovamente quel cancello, da senatrice della Repubblica. L'ho fatto per vedere, di persona, cosa è cambiato in tutto questo tempo. Ho la risposta. Purtroppo. Poco, o nulla. Vi basti sapere che in quelle celle, i detenuti sono costretti a stare tutto il giorno, tutti i giorni. Nessuno spazio comune, nessun momento di socialità al di qua delle sbarre. Non ci sono parole per raccontare a chi non ha mai 'vissuto' tutto questo cosa significhi davvero. Io ci provo, in questi anni ho continuato ad attraversare quel varco per provare a raccontarlo. Non è facile. Ma credo che sia quello il mio posto. Questo il mio dovere". Insomma - aggiunge Cucchi - "mi chiedo sempre, però, dopo le mie ispezioni, se ne sia valsa la pena. Mia mamma da tre anni non c'è più, mio papà ci ha lasciato solo pochi giorni fa. I problemi delle carceri invece sono ancora tutti lì, addirittura peggiorati da quando hanno avuto inizio i processi Cucchi. Sedici anni passati, ma di carcere si continua a morire. Si muore ancora di giustizia. La politica, come allora, forse come sempre, si fa di nebbia. Davanti alle questioni scomode, chi può intervenire decide di non farlo. Tutto, in fondo, rimane così com'è". E "sono passati sedici anni. Il mio pensiero oggi va a Stefano, mio fratello; a Rita, mia mamma; a Giovanni, mio papà. Sono il mio pensiero di oggi, ma sono anche la mia forza di domani. Perché, nonostante tutta questa sofferenza, anzi proprio per questa, arrivata fin qui, non posso fare un passo indietro. Come ho fatto oggi, continuerò a varcare quel cancello. Sempre insieme a loro".
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