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La mafia che spara esiste ancora

E' deceduto all’ospedale Humanitas di Rozzano Paolo Salvaggio, l'uomo 60enne coinvolto nella sparatoria a Buccinasco, in provincia di Milano. Siciliano, l’uomo era un pregiudicato per reati in materia di stupefacenti (già attivo nei quartieri di Chiesa Rossa e Gratosoglio) e attualmente sottoposto agli arresti domiciliari con permesso di uscita dalle 10 alle 12. Secondo una primissima ricostruzione, questa mattina intorno alle 10 non lontano da casa sua l'uomo è stato colpito mentre stava percorrendo via della Costituzione in sella ad una bicicletta, sarebbe infatti stato affiancato da due uomini a bordo di uno scooter. Modalità che fanno pensare a un agguato pianificato. Secondo quanto comunicato dall’Areu (Agenzia regionale di emergenza e urgenza) il 60enne è stato soccorso dal personale 118 e risultava ferito al capo e al torace. Sul posto sono giunti il personale della Scientifica dell'Arma e dei carabinieri della Compagnia di Buccinasco, il Nucleo investigativo del Comando provinciale di Milano  e il pubblico ministero di turno, Carlo Scalas, che hanno ascoltato la moglie e il figlio della vittima. Una esecuzione “plateale”, l’ha definita la presidente della Commissione regionale Antimafia, Monica Forte: “È evidente – dice – come la scelta del luogo e dei tempi sia anche una dimostrazione di potere e impunità".
A Buccinasco si sta consumando una nuova guerra di mafia, un cambio di potere ed evidentemente era necessario mandare un messaggio ben chiaro e alla luce del sole”, dice il sindaco Rino Piuri, spiegando che Salvaggio era una sorta di “ponte fra la ‘Ndrangheta e altre famiglie di mafia”. “Da anni denunciamo la presenza sul nostro territorio di pregiudicati e famiglie legate alla criminalità organizzata e gridiamo la necessità di tenere sempre alta l’attenzione” - ha aggiunto -  “I killer non si sono preoccupati di poter ferire altre persone né di essere visti da passanti ed eventuali testimoni. La preoccupazione è altissima. L’ultimo morto ammazzato risale alla fine degli anni ’80".
Nel 2013, Salvaggio era stato citato nei verbali del pentito Franchino Petrelli che descrivevano il business della cocaina nel capoluogo lombardo. Cliente dei trafficanti montenegrini, Paolo Salvaggio teneva contatti con pezzi da novanta della ‘Ndrangheta e della Sacra corona unita: da un lato la cosca Papalia di Buccinasco, dall’altro la famiglia Magrini di Baggio legata al superboss della camorra barese Savinuccio Parisi.
Questo episodio dimostra come dipingere i mafiosi come semplici uomini d’affari può essere pericoloso e fuorviante poiché inganna la cittadinanza sulla reale pericolosità militare che le mafie hanno. Durante le campagne elettorali non si è parlato di mafia. Un gravissimo errore ripetuto anche questa volta dalle classi politiche.

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