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La guardia di Finanza di Prato in concerto con la Dda di Firenze ha eseguito delle indagini su presunti appartenenti ad un gruppo criminale che avrebbe riciclato i proventi illeciti di Cosa Nostra nell’abito dell’economia toscana, più nello specifico nelle zone di Prato e Firenze.
Gli investigatori sono riusciti a ricostruire il corrispettivo flusso illecito di denaro per un valore di circa 150 milioni di euro, di cui 39milioni provenienti direttamente da soggetti di Palermo legati alla mafia.
A seguito delle indagini è stata disposta l’udienza preliminare, conclusa con 29 persone rinviate a giudizio, 18 patteggiamenti, 3 condanne e un'assoluzione in abbreviato.
I reati contestati dalla procura competente sono stati a vario titolo per associazione a delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, contraffazione di documenti d'identità e sostituzione di persona.
Secondo i pm Giuseppina Mione e Francesco Sottosanti il presunto sodalizio criminale è stato diretto dalla famiglia mafiosa del Corso dei Mille di Palermo, capeggiato da Pietro Tagliavia, soggetto già condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione mafiosa, e figlio di Francesco Tagliavia condannato all'ergastolo per le stragi di via d'Amelio a Palermo e via dei Georgofili a Firenze. Lo scopo di tale associazione, secondo gli inquirenti sarebbe stato quello di riciclare denaro anche attraverso l'impiego di fatture per operazioni inesistenti, le quali successivamente venivano emesse sia tra aziende interne al gruppo criminale, sia a ad aziende estranee, che usufruendo del servizio illegale si garantivano vantaggi fiscali. Le imprese 'sane’, si è scoperto, versavano tramite bonifico alle cartiere del gruppo criminale il corrispettivo degli importi falsamente fatturati che poi veniva restituito in contanti ma decurtato del 10%. Oltretutto secondo quanto emerso dalle indagini il gruppo criminale sarebbe riuscito con questo metodo a riciclare una cifra pari a 48 milioni di euro, reinseriti nell’economia legale anche tramite la creazione di 33 aziende con sede in tutta Italia.
A processo - su ordinanza del g.u.p Silvia Romeo - anche Francesco Paolo Clemente, 44 anni, arrestato nella sua abitazione durante il corso delle indagini in Corso dei Mille a Palermo, considerato dagli inquirenti il punto di riferimento della presunta associazione a delinquere.

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