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L'intervento di Jamil El Sadi, Sonia Bongiovanni, don Ciotti e altri in occasione della giornata in ricordo delle vittime di mafia

L’attuale silenzio mediatico istituzionale e un’agenda politica senza una giusta posizione per la lotta alla mafia è un grave sintomo di contenimento e non di contrasto al fenomeno mafioso”. Queste sono state le parole dure, forti e piene di responsabilità di Jamil El Sadi, giovane attivista del Movimento culturale e internazionale di Our Voice che oggi, insieme alla direttrice dell’associazione, Sonia Bongiovanni, intervenuta dall’Uruguay, era presente nelle stanze della Rai a Roma. Il servizio speciale andato in onda su Rai News 24 è stato condotto dalla giornalista Angela Caponnetto, in occasione della giornata della memoria delle vittime di mafia. L’elenco dei nomi, che ogni anno riecheggiano nelle varie città italiane, è inquietante e invita ogni cittadino ad una riflessione e ad una presa di coscienza profonda e seria. “C’è bisogno di un ruolo maggiore dei cittadini”, ha affermato con decisione Don Luigi Ciotti in collegamento da Roma, “non ad intermittenza, a seconda dei momenti e delle emozioni, ma con continuità, condivisione e corresponsabilità. Siamo disposti a collaborare con le istituzioni se fanno la loro parte, ma se non la fanno bisogna mettergli una spina al fianco per chiedere ciò che è giusto”. Una chiamata all’azione che non esenta nessuno e che come ha ricordato il fondatore di Libera, non si può limitare agli addetti ai lavori, perché “la memoria viva ci sfida alla responsabilità e all’impegno tutti i giorni, non alla retorica, ma a fatti e alla concretezza. Lotta alla mafia vuol dire casa, lavoro, vuol dire giustizia sociale, cultura, arte, scuola e sport”. 

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Grave pericolo per società: mafie presenti ed operanti nell’economia legale
Le organizzazioni mafiose oggi sono presenti ed operano indisturbate in ogni ambito della vita sociale, si fanno spazio dove è assente lo Stato: comprano, commerciano, riciclano. Ormai i loro traffici e le loro operazioni all’interno dell’economia legale italiana, europea e mondiale, rientrano nella normalità di un sistema che purtroppo ha deciso di convivere e di coesistere con le mafie. Come ha affermato il giornalista Toni Mira, in questo periodo di pandemia, dove il sistema economico si trova in difficoltà, “la disponibilità economica enorme della ‘Ndrangheta gli permette di entrare ancora più facilmente”. E questo rappresenta un grave pericolo per tutti gli Stati del mondo, compresa l’Italia, il cui Pil è sorretto anche dal cosiddetto “fatturato sommerso” delle mafie. Le politiche governano grazie alla liquidità, ma la scarsa disponibilità di contante in mano alle nazioni determina la loro fragilità e soprattutto la loro alta ricattabilità da parte della criminalità organizzata, che invece sotterra e custodisce container con attenzione e meticolosità. “Durante la pandemia le mafie sono più forti, sappiamo che vogliono controllare con ancora più forza nostri territori”, ha detto Stefania Grasso, moglie di Vincenzo (imprenditore onesto ucciso il 20 marzo del 1989), in connessione da Locri (Calabria). 

Sistema criminale integrato: dal Sud America all’Italia, tutto collegato
Come è stato ricordato più volte nel corso dei vari interventi e come emerge da tantissime inchieste giudiziarie, sappiamo che la ‘Ndrangheta è la mafia più potente e più ricca al mondo e fattura più di 220 miliardi di euro all’anno, detenendo il monopolio del commercio di cocaina. Dall’Italia al Sud America, dal Sud America all’Europa e agli Stati Uniti: enormi traffici di stupefacenti si muovono nei nostri oceani, passando frontiere e violando leggi. Come ha affermato Jamil El Sadila testa del serpente si trova in Italia e si chiama ‘Ndrangheta e Cosa Nostra”: qui vengono smistati i compiti e prese le decisioni. “In Sud America”, ha precisato Sonia Bongiovanni, “la parola mafia non è molto conosciuta, ma la stessa ‘Ndrangheta e i narcos dominano questi paesi e sostengono l’economia degli stessi. Queste realtà qui esistono e sono molto potenti”. Possibile che tutto questo avvenga sotto il naso di governi e delle nostre istituzioni?

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Zone d’ombra sui mandanti esterni: ancora impunità per istituzioni deviate
In Italia, grazie all’impegno e alla costanza della magistratura, o almeno di una parte di essa, sono stati celebrati vari processi, nel corso dei quali sono emersi connubi e complicità con il sistema mafioso da parte di settori e soggetti deviati del nostro Stato. Ne sono esempio la sentenza Trattativa Stato-Mafia e la sentenza ‘Ndrangheta stragista. Proprio lo scorso venerdì nel giorno della festa del papà, Vincenzo Agostino, dopo 32 anni di silenzio, ha avuto giustizia, in parte, per il proprio figlio. “Il dato inquietante anche in questo delitto”, ha spiegato il giovane attivista El Sadi, “è la presenza di entità esterne: servizi segreti deviati, uomini dello Stato e delle istituzioni deviati. Dobbiamo fare chiarezza e focalizzare l’attenzione non solo sugli esecutori materiali ma anche e soprattutto sui mandanti esterni di questo omicidio e di tanti altri”. Ricordando un’affermazione del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, che presto rappresenterà l’accusa nel maxi-processo Rinascita Scott, nel nostro Paese c’è la necessità di “cambiare la narrativa, perché non è solo la mafia quella che uccide”. I livelli superiori ci sono, ma come ha evidenziato anche Angela Caponnettonon riusciamo ancora a toccarli, Rinascita-Scott in Calabria ne è un esempio: mafia, massoneria e politica”. Lo ha puntualizzato anche Toni Mira parlando dell’uccisione del giudice Rosario Livatino, avvenuta il 21 settembre del 1990: “La sua uccisione è stato il segnale che aveva toccato dei livelli in cui Cosa Nostra, politica, economia e addirittura anche certe forme di massoneria si ritrovano. In uno dei suoi scritti della metà degli anni ’80 lui è molto duro con la massoneria”.

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Assenza lotta antimafia nell’agenda politica. L’unica speranza sono i giovani 

Quindi ritorna il dovere di tutta la popolazione civile di alzarsi in piedi per combattere un cancro che riguarda ognuno di noi, senza cadere nella malattia, forse ancora peggiore, dell’indifferenza e della delega. Per ora le strade sono vuote, non si vedono bandiere, né cartelloni e non si sentono canti. Nelle piazze e nelle strade si contano poche persone, che alcune volte non superano le dita di una mano. Sono sempre gli stessi coloro che da anni gridano e chiedono giustizia e verità. Segno di un’Italia rassegnata, sull’orlo del decadimento morale, sociale e culturale. Perché chi mette da parte le barricate per dare spazio all’apatia, all’egoismo e all’omertà è un popolo fallito, che forse non ha capito il vero senso della vita e della comunità. Una sensibilità che prima di tutto dovrebbe caratterizzare i nostri politici, chiamati a servire e non ad essere serviti. “Io spero che facciano veramente qualcosa”, è stato l’appello di Jamil El Sadi, “e che la lotta alla mafia si ponga al primo posto nelle agende politiche passate, future e presenti, compresa quella attuale. Soprattutto da un presidente, Mario Draghi, che di economia ne sa e che i fatturati della ‘ndrangheta nelle borse europee e non solo, può essere che ne sa qualcosa”. Un richiamo, ancora una volta, molto forte e forse imbarazzante per il nostro governo, considerato che oggi le giovani generazioni spesso si ritrovano senza punti di riferimento, in una società malata dove non riescono a riconoscersi.
Oggi l’unica speranza rimangono loro, i giovani appunto. Ed è stato dimostrato in questo servizio, dove i due giovani attivisti hanno rappresentato un movimento che conta undici sedi in Italia e sedi in quattro diversi paesi del Sud America. “In Uruguay e in Sud America dove mi trovo abbiamo centinaia di ragazzi che ci seguono nelle scuole e nelle università, soprattutto per denunciare la mafia attraverso l’arte. Qui c’è una grande società civile di giovani che vogliono battersi per un mondo diverso e c’è una grande forza di rivoluzione, come abbiamo visto in Cile l'anno scorso”, ha affermato con un sorriso di coraggio e di speranza la giovane attrice, Sonia Bongiovanni.
Allora forza”, ha detto il fondatore di Libera Don Ciotti, “non prendiamoli in giro, sono loro oggi che ci trascinano. I giovani ci sono, ma questa è la prima generazione di giovani a cui è stato derubato il futuro. Una società che non investe sui giovani è una società che divora sé stessa e che non crede nel proprio futuro”.
(21 Marzo 2021)

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