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La MAFIA è "il male assoluto", ma "se fai il magistrato non puoi sottrarti al dovere di capirlo". E' quanto ha affermato ieri in un'intervista a 'La Nazione' il procuratore generale di Firenze Marcello Viola. "Quando ti trovi davanti un collaboratore di giustizia, come tante volte è successo a me, che ti racconta di aver commesso troppi omicidi per ricordarne uno in particolare, ecco, quello è l'abisso", spiega Viola, "e come si dice: se guardi in fondo all'abisso poi rischi di caderci dentro. Però devi farlo, devi guardare. La Corte costituzionale scrive che l'unico vero scopo del processo penale è la ricerca della verità. E la ricerca della verità passa anche attraverso il confronto con il male. Solo una cosa non devi fare: non ti devi mai spersonalizzare, non devi mai perdere il contatto con te stesso, altrimenti finisci col perdere te stesso".
Viola ha anche ricordato l'inizio del proprio percorso in magistratura: "Iniziai quando nacque il pool antimafia dell'Ufficio istruzione. Noi giovani magistrati respiravamo l'entusiasmo di persone come Giovanni Falcone, Rocco Chinnici, Paolo Borsellino. Di chi aveva capito che per la prima volta si poteva fare qualcosa contro Cosa Nostra. Falcone diceva: si può sempre fare qualcosa. Questa frase un magistrato dovrebbe averla scritta sulla sua sedia". Quando morirono Falcone e Borsellino, conclude Viola, "ero travolto. Tutti noi eravamo travolti dal dolore, dallo sconforto. Mi trovavo a casa di Borsellino quando Nino Caponnetto se ne uscì con quella frase famosa: è finito tutto. Ma poi ricordo anche la reazione della gente: una processione ordinatissima, centinaia di migliaia di persone circondarono il palazzo di giustizia, riempirono Palermo di lenzuoli bianchi. Lì la MAFIA iniziò a perdere".

Foto © Imagoeconomica

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