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"Il decreto attuativo della nuova legge sui testimoni di giustizia (scritta dall’ex sottosegretario all’Interno, Luigi Gaetti, con l’avallo dell’attuale viceministro Vito Crimi), peggiora ancora di più la vita di chi ha scelto di resistere alla prepotenza mafiosa e aumenta la sfiducia nella capacità di protezione dello Stato. Prima di questa legge, la numero 6 del 2018, i testimoni di avevano diritto a una capitalizzazione - cioè una somma a rimborso degli anni in cui erano impossibilitati a lavorare -, assieme all’assunzione presso la pubblica amministrazione. La norma voluta da Gaetti, invece, ha reso alternative le due misure. Ma la cosa grave è che Bonafede (cui attribuisco la piena responsabilità politica) e il prefetto Lamorgese, ad agosto hanno firmato un decreto che nega anche a chi aveva richiesto la capitalizzazione prima di quella norma la possibilità di essere assunto. E così, chi aveva accettato il rimborso sapendo di poter poi lavorare, rimarrà ora con un pugno di mosche. È chiaro che il valore reatroattivo del decreto lede un diritto acquisito. Questo provvedimento vergognoso è l’ennesima dimostrazione di come il governo non abbia a cuore i testimoni di giustizia". A dichiararlo è Piera Aiello, deputata del gruppo Misto, membro della Commissione Antimafia a Montecitorio e da anni sotto scorta per minacce mafiose.

Foto © Imagoeconomica

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