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lomonaco vito tratta da facebook“Il paradosso della distribuzione dei fondi europei per uscire dalla crisi generata dalla pandemia da Covid19 prevede che alla parte più ricca, con più infrastrutture e più industrializzata del Paese vadano più fondi, mentre a quella meno sviluppata e con una forte emorragia di giovani, cioè il Sud, vada appena il 34%, circa 63 miliardi di euro”. È il punto centrale del manifesto promosso dall'Alleanza Istituti Meridionalisti e sottoscritto dal centro studi Pio La Torre. Obiettivo del documento, che sarà inoltrato anche agli organi istituzionali europei, è chiedere una giusta ripartizione delle risorse previste dal Recovery Fund al Sud.
“Non è comprensibile per quale motivo la ripartizione adottata dal governo italiano non debba essere allineata e coerente con il principio europeo della coesione che riguarda le regioni in ritardo di sviluppo (ex-obiettivo 1) e che fissa al 70% il riparto dei fondi strutturali”, si legge nel documento, che può essere condiviso dalla pagina Facebook dell'AIM o sottoscritto inviando una mail all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
“Eliminare le disuguaglianze territoriali, sociali, di genere, le mafie e la corruzione - ha detto Vito Lo Monaco (in foto), presidente del centro studi Pio La Torre - è una priorità per raggiungere l'obiettivo della ricrescita. Per tali motivi il centro ha sottoscritto l'appello dell'AIM. L'Italia risorgerà dalla pandemia. Si tornerà a crescere tutti insieme sul piano sociale, culturale ed economico”.
“Contrariamente ai principi europei (oltre che del buon padre di famiglia a cui ogni amministratore pubblico dovrebbe attenersi), il governo italiano indica come criterio di ripartizione solo la popolazione, senza alcuna valutazione dei ritardi storici accumulati, dei bisogni e dei diritti di pari cittadinanza garantiti dalla Costituzione. I parametri di assegnazione definiti a livello europeo, invece, (reddito pro capite, tasso di disoccupazione negli ultimi cinque anni, popolazione) assegnano al Sud almeno il 65% dei fondi, cioè circa 135 miliardi. Pesano sul Meridione gli investimenti mancati non solo per le responsabilità del Sud, ma dello Stato che ha omesso di investire nel Mezzogiorno in infrastrutture, logistica, digitalizzazione, università e ricerca. Ci sono tutti gli elementi affinché le regioni meridionali avviino azioni a livello nazionale ed europeo per correggere il palese strabismo del governo nella distribuzione dei fondi che non risulta assolutamente in linea con la determinazione europea”.
“In ogni caso se dovesse rimanere la ripartizione attuale del 34% - conclude il manifesto - il governo italiano deve spiegare al Sud e all'Europa come i fondi dati al Nord ridurranno i parametri negativi del Sud. Sarebbe ora che le Regioni meridionali si alleassero e mostrassero coesione in difesa dei sacrosanti diritti del Sud”.
Tra i firmatari del manifesto ci sono Pietro Busetta, Laura Patrizia Cagnazzo, Francesco Saverio Coppola, Giovanni De Falco, Toti Sacco e un fitto cartello di enti e associazioni visibile alla pagina Facebook dell'AIM.

Foto © Imagoeconomica

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