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di AMDuemila - Video
Da questa mattina è in corso nelle province di Reggio Calabria, Milano e Verona una vasta operazione dei Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, con l'appoggio dello Squadrone Eliportato Cacciatori, dal Nucleo cinofili di Vibo Valentia e dei Comandi Compagnia di Monza e Villafranca di Verona, sotto il coordinamento della procura della Repubblica - Direzione distrettuale antimafia - di Reggio Calabria, diretta dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, che ha dato esecuzione a dei provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di numerose persone accusate a vario titolo di fare parte di due associazioni finalizzate al traffico illecito di sostanze stupefacenti, di sequestro di persona aggravato, lesioni personali aggravate, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo e clandestine e di ricettazione. Le organizzazioni, con base nel quartiere Sbarre di Reggio Calabria, avevano avviato una fiorente attività di spaccio, anche con ramificazioni in Veneto e con collegamenti con la locale 'Ndrangheta.
Le misure emesse dal Gip del tribunale di Reggio Calabria, Arianna Raffa, su richiesta della Dda, hanno riguardato 19 persone (17 in carcere e 2 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria).
L'indagine, condotta dalla Compagnia di Reggio Calabria, è iniziata a seguito di un sequestro di persona a scopo di estorsione, avvenuto nel settembre 2017, nei confronti di due minori, uno dei quali reo di aver commesso ai danni dell’organizzazione il furto di una quantità di sostanza stupefacente, poi rivenduta.
I sequestratori sono stati indentificati in Giuseppe Chillino, Anouar Azzazi, Gabriele ed Andrea Foti, tutti tra gli arrestati di oggi, i quali secondo gli inquirenti hanno costretto i due minorenni a restare all’interno di una abitazione e poi in una cantina.
Le vittime sono state liberate solo grazie all’intervento di Antonio Sarica, che si è impegnato ad assumere 'in proprio' il loro debito, versando la somma in favore dei sequestratori.
Secondo quanto emerso dall'indagine, gli uomini di Chillino si erano organizzati in modo da assicurare, nella zona dello spaccio, un costante controllo del territorio, stabilendo turnazioni a tutela dell’attività di spaccio e secondo le direttive fornite dai capi gruppo mediante un penetrante servizio di 'guardiania'.
E' così che è emersa l’esistenza di due distinti gruppi criminali dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti, attivi in maniera non concorrenziale in zone contigue del quartiere Sbarre: il primo, composto da numerosi affiliati e organizzatisi in maniera sistemica nelle piazza di spaccio del popoloso Rione Guarna/Caridi, che, sotto la direzione di Luigi Chillino e Gabriele Foti, si sarebbe dotato di una struttura ben organizzata, caratterizzata dalla individuazione di una base operativa con attribuzione di ruoli specifici a ciascuno degli associati; predisposizione di turni a orari tendenzialmente fissi per presidiare i luoghi di detenzione e spaccio della merce con relativo 'stipendio' e regolare tenuta della contabilità, utilizzo di utenze operative, intestate a terzi e finalizzate alla trasmissione di direttive e indicazioni sull’attività da compiere, anche mediante l’utilizzo di post-it e 'pizzini'; adozione di un linguaggio convenzionale per lo scambio di messaggi tra i consociati. Il secondo gruppo, più limitato dal punto di vista numerico e che gestiva minori quantità di droga, sotto la direzione di Antonio Sarica intratteneva rapporti con "soggetti di elevata caratura criminale" vicini alle famiglie della ‘Ndrangheta locale Tegano e Molinetti, operando già a partire dal 2017, in modo sistematico e professionale, e ponendo la propria base operativa in una non modesta area compresa tra la zona cittadina del Rione Sbarre e Viale Calabria.
Ma dall'inchiesta non emergerebbero solo questi aspetti.
Infatti i militari sono riusciti ad entrare in possesso su alcuni fogli manoscritti nei quali, sia pure in modo del tutto rudimentale, venivano indicati
L’indagine ha fatto anche luce sulla contabilità tenuta dal gruppo di spacciatori, che erano soliti annotare le quotidiane transazioni di droga sui rapporti di dare/avere in capo a ciascun pusher. I bigliettini, post-it e "pizzini", sono stati trovati il 16 aprile 2018 all’interno di un rudere. Qui erano scritti numeri e lettere, con chiari riferimenti alle dosi di sostanza stupefacente cedute e al soggetto che aveva provveduto alla relativa vendita.
Il gruppo, per scambiare messaggi e indicazioni sul da farsi con lo scopo di eludere eventuali identificazioni esterne, utilizzava 'utenze operative occulte', in quanto spesso formalmente intestate a cittadini di origine extracomunitaria (non dimoranti nel territorio reggino) ma effettivamente utilizzate, come accertato dagli operanti e che non lasciano margini per l’individuazione dei reali conversanti, riconducibili agli odierni indagati.
In particolare, sembrerebbe che lo schema adottato dagli appartenenti al gruppo fosse quello di utilizzare le utenze per scambiare prevalentemente messaggi di testo dal contenuto più o meno criptico, i conversanti, per non essere identificati, facevano ricorso ai propri epiteti ('Talpa', 'Avvocato', 'Centro'), e contenenti 'comunicazioni di servizio'.
Le indagini hanno anche svelato le mire espansionistiche che hanno condotto alcuni degli associati a spostarsi sul territorio nazionale ed a svolgere una parte della propria attività di spaccio in Veneto. Diretto, secondo l'accusa, da Antonio Sarica, invece, il secondo gruppo che aveva la propria base operativa tra il rione Sbarre e il viale Calabria. Era più ridotto come numero di componenti e mezzi operativi ma, allo stesso tempo, intratteneva rapporti con soggetti vicini alle famiglie di 'Ndrangheta Tegano e Molinetti. Proprio dalle cosche si rifornivano gli indagati muovendosi con agilità nel sottobosco criminale reggino. Durante le indagini sono stati sequestrati 8 chili di marijuana e 250 grammi di cocaina.

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