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cosi in terra speciale tg1di Karim El Sadi - Video
In onda su Rai 1 lo speciale sulla vita di Don Luigi Ciotti

Le telecamere del regista Paolo Santolini l'hanno seguito per due anni, durante le messe, gli incontri con gli studenti, con i parenti delle vittime di mafia e i reietti della società. Quel che ne è venuto fuori è un docu-film straordinario dalla durata di 80 minuti che rappresenta l'essenza di Don Luigi Ciotti, un uomo devoto a Dio e agli ultimi.
"Così in terra", questo il titolo del film prodotto da Paolo Benzi in collaborazione con Rai Cinema andato in onda ieri notte su Rai 1, racconta la storia del fondatore di Libera e del Gruppo Abele. Prete inarrestabile, agitatore carismatico e persona di grande spessore umano, Don Ciotti da oltre cinquant'anni dedica la sua intera vita al sostegno, fisico e morale, degli emarginati e alla denuncia dei soprusi. Un senso di giustizia che lo ha contraddistinto sin dalla tenera età. "In prima elementare mia madre non riuscì a comprare il grembiulino per me e mia sorella. - racconta Don Ciotti in una delle scene del film - La mia era una maestra a cui piaceva l'ordine. Così si permise di darmi del montanaro e io reagì lanciandole un calamaio. Sbagliai a fare quel gesto, ma quello rimase un segno concreto che mi spinse, in un certo momento della mia vita, a mettermi a fianco di quelli che come me pagavano il prezzo dell'emarginazione". Instancabilmente Don Ciotti percorre ogni anno chilometri di strade, di giorno e di notte, per recarsi in quelle zone d'Italia in cui viene chiamato, da Nord a Sud. Con sé porta sempre la Costituzione e il Vangelo, i suoi punti di riferimento. Con il Vangelo ricorda a chi lo ascolta che il verbo va trasformato in azione, e con la Costituzione, invece, spiega come l'azione va posta in essere sulla base dell'equità e della legalità. Ed è proprio per questa parola, gridata con forza da don Ciotti nei suoi numerosissimi comizi pubblici, che il sacerdote ha ricevuto pesanti minacce in passato. Da molti anni, infatti, Don Ciotti attacca senza mezzi termini il crimine organizzato e la corruzione. Una denuncia poderosa alla quale si sono aggiunte migliaia di voci. Nel 1995 un milione di cittadini hanno firmato una petizione per chiedere una legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Una richiesta popolare divenuta realtà nel 1996 con la legge n.106. Don Ciotti, che vive da 29 anni sotto scorta, nel 2013 venne addirittura minacciato dal Capo dei Capi in persona Totò Riina per le sue iniziative antimafia grazie alle quali tuttora riesce a togliere potere e manovalanza alla criminalità organizzata. Il sacerdote ritiene infatti che per una società più giusta, libera dal condizionamento mafioso, non basta l'intervento della politica e delle forze dell'ordine, serve un cambio culturale "che viene dal basso".
"La prima riforma da attuare è un autoriforma - sostiene il fondatore di Libera - è la riforma delle nostre coscienze, il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi". Una filosofia che ha caratterizzato la sua vita e quella di chi lo segue. "Vi auguro di riempire la vostra vita di significato. Avremo solo questa vita per amarci e impegnarci". Dunque "diventate Cristiani sovversivi - dice Don Ciotti ai fedeli durante una messa - diventate la coscienza critica del mondo. Andate controcorrente, non per posa ma perché il Vangelo non è omologabile alla mentalità corrente". “Così in terra”, infatti, come il suo protagonista, non è un atto di fede, ma un invito a pensare con la nostra testa, a guardare con occhio critico quanto accade su questa terra e a immaginare quel che ognuno di noi potrebbe fare nel proprio piccolo per un mondo migliore.

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