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denaro messina matteo identkitSi stringe la cerchia attorno al boss più potente della mafia siciliana. Noi de Le Iene abbiamo intervistato, prima del suo arresto, il cognato di Matteo Messina Denaro e raccolto una serie di commenti agghiaccianti nella sua città natale
Continua la caccia al boss della mafia Matteo Messina Denaro, il più potente dopo la morte di Totò Riina. Dopo il blitz di inizio giugno con l’arresto di 17 persone che avrebbero facilitato la sua latitanza (consegnando i suoi “pizzini”, i suoi messaggi scritti), si apprendono nuovi elementi sul suo “ambasciatore a Roma, Raffaele “Cinuzzo” Urso, che si trova da due mesi in carcere. In proposito, lo scorso 29 aprile con Ismaele La Vardera abbiamo mandato in onda un’intervista esclusiva al cognato del boss di Cosa Nostra, realizzata poco prima del suo arresto e raccolto poi l'agghiacciante sostegno al boss della gente della sua città.
Urso sarebbe stato tradito, secondo quanto riporta La Repubblica, dalla sua passione per i selfie su Facebook. “Cinuzzo” andava a cena con gli amici a Ostia, mentre per affari gli incontri li organizzava per strada come se fossero normali chiacchierate. Pubblicando spesso, appunto i suoi selfie su Fb: con i suoi quadri e il tavolo da biliardo, in bicicletta o a passeggio con il suo cane. Questo ha aiutato le centinaia di ore di intercettazioni e i pedinamenti fatti a Roma dai carabinieri del Ros, che potrebbero aiutare a chiudere il cerchio attorno al boss.
La Iena La Vardera, nel suo servizio, ha intervistato Rosario Allegra, cognato di Messina Denaro, 56 anni nato a Castelvetrano (Trapani), l’uomo più ricercato d’Italia, il numero uno dei 100 latitanti più pericolosi di cui qui sotto vi mostriamo una ricostruzione degli inquirenti della probabile evoluzione del suo identikit (che vedete anche sopra in foto).
L’intervista è stata realizzata nel negozio di abbigliamento del cognato a Castelvetrano, città natale del boss, poco prima del suo arresto del 19 aprile. Allegra ha sposato la sorella di Messina Denaro. Lo eravamo andati a trovare per sapere chi commissiona il necrologio in ricordo del padre di Matteo, Francesco Messina Denaro, che da oltre vent’anni compare ogni anno sul Giornale di Sicilia.
Anche Francesco era un boss criminale di primo livello, responsabile tra l’altro dell’attentato del 1985 al giudice Carlo Palermo (che restò illeso, mentre la bomba uccise una donna e due gemellini di 6 anni) e accusato anche dell’omicidio del giornalista Mauro Rostagno.
“Mio suocero era una persona che stimavo molto, a me risulta che non era mafioso”, sostiene Allegra nell’intervista, precedentemente accusato di associazione mafiosa ma poi assolto. E il figlio Matteo? “Di mafia non ho mai avuto né sentore né odore”. Il famoso necrologio dice “può anche darsi anche che lo faccia mio cognato, io non lo vedo da 20 anni”. Di altro si rifiuta di parlare, come pure di dissociarsi dalla sua famiglia, “una famiglia tranquilla di persone serie e oneste” o di condannare la mafia. I toni si fanno tesi. Unica ammissione: “Credo che a Castelvetrano la mafia esista”.
Parlando con gli abitanti della città, non è possibile ottenere nemmeno questo, anzi. “Messina Denaro è un signore”, “è una persona per bene”, “deve restare libero, perché senza di lui Castelvetrano muore”, “ha fatto sempre mangiare le persone”, “per me la mafia non fa schifo, quando c’era la mafia c’era lavoro”: questa è la triste collezione di commenti che abbiamo raccolto, conditi a volte da qualche aggressione verbale.

Per guardare il servizio di Ismaele La Vardera: Clicca qui!

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