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tescaroli luca mafia capitale c ansaNella memoria dell’accusa gli episodi in cui i comportamenti del clan venivano percepiti come minacce da 416 bis
di Francesco Salvatore
Una memoria di 15 pagine nella quale vengono descritti gli episodi più significativi attraverso i quali il metodo mafioso usato da Massimo Carminati e dai suoi affiliati viene esternato. I momenti in cui una semplice espressione o azione è stata percepita come mafia. Come quando Fabio Gaudenzi ha spiegato alla compagna, dopo avergli presentato Carminati, di aver "appena conosciuto un pezzo da novanta, il capo dei capi". Nell’udienza nell’aula bunker di Rebibbia, per il processo d’Appello agli uomini arrestati nell’inchiesta sul Mondo di mezzo, il pm Luca Tescaroli ha depositato un dossier nel quale ha evidenziato alla Corte i motivi ulteriori per i quali ritiene che il gruppo guidato da Carminati e Salvatore Buzzi sia un’associazione mafiosa.
In particolare rimarcando alcune vicende nelle quali Mafia Capitale è stata percepita "nella sua capacità intimidatoria" non solo dalle vittime dei reati, ma anche da soggetti appartenenti alla pubblica amministrazione, al mondo imprenditoriale e a quello della strada, che sono indirettamente venuti in contatto con l’organizzazione. L’esternazione del metodo mafioso, dunque. La percezione all’esterno di Mafia Capitale. Che secondo la procura “non va confusa con l’impiego della riserva di violenza, come invece ha fatto il tribunale”, nella sentenza di primo grado.
Partendo dal "mondo di sotto" ci sono gli incontri con Michele Senese, i rapporti col clan Fasciani di Ostia e con Cosa nostra catanese. Ma c’è un episodio raccontato dallo skipper Roberto Grilli, il superteste trafficante di droga, che mette in evidenza il prestigio criminale di Carminati. Seduto al tavolo del ristorante Al Casale con altre persone, Grilli riceve il saluto di Carminati: “Ammazza oh, ti è venuto a salutare”, gli dicono i commensali: "In un certo ambiente una pacca sulla spalla da Carminati poteva dare una veste prestigiosa agli occhi di criminali", spiega Grilli.
Nella pubblica amministrazione almeno cinque figure apicali "erano a conoscenza del rapporto Carminati-Buzzi". Riccardo Mancini, ex ad di Eur spa, "che ha concretamente subito violenza e intimidazione che hanno prodotto il suo assoggettamento perché non riferisse notizie pregiudizievoli", dopo il suo arresto. E poi l’ex sindaco Gianni Alemanno, che "avrebbe dovuto beneficiare del sostegno dei voti degli amici del sud di Buzzi: “Sette otto mafiosi che c’avemo in cooperativa”" . E poi Antonio Lucarelli, Angelo Scozzafava e Luigi Lausi, il liquidatore della Marco Polo spa, società che doveva soldi alla 29 giugno: "Non ti preoccupà Buzzi so’ chi c’ha dietro, poi ce parlo io".

La Repubblica edizione romana

Foto © Ansa

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