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grassi libero interventoPalermo. (AdnKronos) - "Il messaggio di mio padre? E' attualissimo. Anzi, direi che ha ancora più valore oggi, in una Palermo che continua a pagare e paga tanto. In città l'80 per cento dei commercianti si piega all'imposizione del pizzo. Il fenomeno del racket sta riprendendo vigore, ma oggi i commercianti sanno che possono scegliere di dire 'no' e che non sono più soli". Alice Grassi, figlia di Libero l'imprenditore antiracket ucciso da Cosa nostra a Palermo il 29 agosto del 1991, non usa giri di parole. "Negli anni della crisi economica - dice all'Adnkronos - il fronte del 'no' era più ampio". Complici le casse sempre più in rosso in grado di dare coraggio a negozianti. "Non c'erano soldi e le denunce erano maggiori - ammette -. Oggi le indagini ci dicono che la mafia si riorganizza e il controllo del territorio è più stringente". Ecco perché per Alice Grassi la storia di Libero merita di essere conosciuta. "Mio padre non è stato ucciso perché non ha pagato 50 milioni - dice -, ma perché voleva organizzare la ribellione. Una verità che emerge dagli atti processuali e dalle intercettazioni". Nonostante l'isolamento, "la posizione tremenda" assunta dall'associazione degli industriali del tempo, Libero Grassi non solo decise di dire 'no' al racket, ma cercò di dare forza ai suoi colleghi. "C'era una sorta di rassegnazione nel pagare - ricorda Alice -, eppure quando mio padre fece quella scelta qualcuno lo seguì, si rifiutò di pagare e denunciò". Prese di posizione non pubbliche, però. "Se fossero usciti allo scoperto appoggiando mio padre - dice amara Alice - la storia sarebbe stata un'altra. Ma era troppo presto. Poi è fortunatamente è successo, abbiamo dovuto aspettare molti anni, ma è accaduto. Oggi quell'isolamento in cui visse mio padre non c'è più, ma la situazione resta pesante".

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