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badoglio andreaPaolo Bocedi, presidente di Sos Italia Libera, traccia un ritratto di Badoglio
di Simona Carnaghi
«Andrea Badoglio (in foto) ha combattuto la mafia a mani nude. Ha combattuto il racket e l’usura. Lo ha fatto anche qui a Varese tante volte. Alcune delle vittime che si sono rivolte a noi, a lui, non hanno avuto il coraggio di andare sino in fondo. Ma l’usura, le infiltrazioni, a Varese ci sono. E io oggi chiedo alle vittime di farsi avanti e denunciare. Di avere il coraggio di chiedere giustizia nel nome di Andrea». È Paolo Bocedi, presidente dell’associazione anti racket e anti usura Sos Italia Libera, di cui Badoglio era vicepresidente nazionale, a voler tracciare un ricordo di Badoglio, trovato senza vita domenica 30 ottobre nella sua abitazione di via Virgilio. Bocedi, affiancato dall’avvocato Damon Zangheri, nuovo vicepresidente, da Massimo Barbieri, referente dell’associazione per la provincia di Varese e da Giuseppe Terziroli, amico di Badoglio, ha voluto anche precisare: «come associazione denunceremo per diffamazione due soggetti che poche settimane fa hanno insultato, cercato di intimidire e dileggiato Andrea attraverso Facebook. A queste due persone va tutto il mio disprezzo. Hanno volutamente diffamato un uomo onesto ledendone l’immagine e ledendo l’immagine dell’associazione. La denuncia è pronta». E ancora: «presenteremo anche una denuncia alla polizia postale affinché venga chiarito chi ha chiuso il profilo Facebook di Andrea all’insaputa di tutti. È un mistero – ha detto Bocedi – Perché fare una cosa del genere privando i tantissimi amici di Andrea di poterlo ricordare? A chi dava fastidio questa ondata di affetto e di stima?». Bocedi ha quindi ricordato i moltissimi casi in cui Badoglio ha fatto la differenza battendosi per la legalità. A febbraio, a Como, inizierà il processo contro alcuni affiliati di una cosca che taglieggiavano un ristoratore varesino. «Andrea, io, Barbieri – ha detto Bocedi – in accordo con i carabinieri di Cantù lo abbiamo nascosto in un luogo segreto a Cadrezzate, insieme alla moglie, perché era stato aggredito e minacciato di morte. Lo nascondemmo sino a quando i carabinieri non arrestarono quelli che erano un pericolo mortale».

Barbieri e Zangheri hanno ricordato “un amico insostituibile”, mentre Terziroli ha parlato ai «delatori di Andrea: che ha seduto nella sua vita con competenza in diversi consigli di amministrazione. Il suo curriculum era la sua cifra morale». Bocedi ha infine annunciato che l’associazione intende stringere, come già accaduto a Milano, un protocollo «con il Comune di Varese per un reciproco scambio di informazioni al fine di tutelare le vittime di usura. Nel nome di Badoglio».

(Foto by Archivio)

Tratto da: laprovinciadivarese.it

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