di Alessandro Corroppoli
Portocannone. «Le indagini sulla strage di Capaci sono state depistate. Tutti e tutto si sono concentrati sugli esecutori dell’attentato, la mafia siciliana. Nessuno, invece, ha ricercato il vero motivo della morte di Giovanni Falcone, ossia il suo nuovo incarico a Roma».
Questo è il messaggio forte e chiaro che lancia Giuseppe Costanza, in collegamento da Palermo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico della Scuola di Legalità "don Peppe Diana" di Roma e del Molise del professor Vincenzo Musacchio.
Costanza, unico sopravvissuto alla strage di Capaci del 1992, è l’ospite d’onore di questa giornata storica per la piccola comunità di origine arbresche. L’appuntamento, fissato per le 10.30 presso l’auditorium del plesso scolastico di via Francesco Jovine, è stato molto partecipato e vissuto sia dai giovani studenti che dai loro genitori. Dopo i saluti del Sindaco, Giuseppe Caporicci, il quale ha ricordato, «L’importanza di queste iniziative risiede proprio nella partecipazione attiva degli studenti: è fondamentale coltivare in loro il seme della legalità e della correttezza morale sin da piccoli. La cultura, la conoscenza e il sapere sono la miglior arma contro le mafie e la criminalità organizzata»; è stata la volta di Giuseppe Costanza a prendere la parola. L’ex autista di Falcone, intervenuto in video conferenza da Palermo, oltre a ricostruire i momenti che hanno anticipato le ultime ore della vita di Giovanni Falcone, di sua moglie e della scorta; si è molto soffermato sulla sua vicenda personale. «Ho subito molto torti e sono stato sempre escluso da ogni iniziativa ufficiale che potesse ricordare la figura di Falcone. Perché? Perché la mia testimonianza è scomoda. L’unico che venne a trovarmi in ospedale fu Paolo Borsellino ma fu ucciso perché avrebbe condotto le indagini non soffermandosi solo sugli esecutori della strage ma, andando in direzione dei mandanti».
Mandanti che secondo Costanza sono stati coperti dalla parte marcia dello Stato che ne ha depistato le indagini. «Le indagini sulla strage di Capaci sono state depistate. Tutti e tutto si sono concentrati sugli esecutori dell’attentato, la mafia siciliana. Nessuno, invece, ha ricercato il vero motivo della morte di Giovanni Falcone ossia il suo nuovo incarico a Roma».
L’intervento prosegue con il racconto di tanti aneddoti di vita vissuta con Falcone e la sua famiglia «ero l’unico di cui si fidasse cecamente, con lui ho trascorso 8 anni della mia vita» sino alle domande degli alunni di Portocannone al quale Costanza si sottopone.
Soddisfazione ha espresso il dirigente scolastico Cristina Acciaro «Abbiamo avviato un percorso scolastico sulla legalità in collaborazione in primis con il professor Vincenzo Musacchio e con la nuova amministrazione comunale. Per noi è importante dare la possibilità agli studenti di arricchire il loro bagaglio culturale e di conoscenze: insegnare la cultura della legalità oggi è fondamentale. Annuncio che tale iniziativa sarà ripetuta anche presso i plessi scolastici di San Martino in Pensilis e di Ururi - i tre comuni fanno parte dello stesso Istituto Omnicomprensivo - nelle prossime settimane».
Infine, Vincenzo Musacchio ideatore e direttore scientifico della Scuola di Legalità sottolinea di come «è stato fondamentale e a dir poco entusiasmante la testimonianza di Giuseppe Costanza: ci ha fatto rivivere la strage di Capace e i rapporti personali che aveva con Falcone e la sua famiglia stimolando l’interesse dei ragazzi che hanno risposto prestando attenzione e ponendo domande per nulla banali al nostro ospite».
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