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Palermo. "Non ci serve l'antimafia alla Maniaci. Serve il nostro lavoro e quello dell'antimafia vera che agisce ogni giorno sul territorio". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi intervenendo alla conferenza stampa in cui è stata illustrata l'inchiesta che ha portato all'arresto di 9 presunti mafiosi e all'indagine per estorsione a carico del giornalista Pino Maniaci, noto per le sue campagne antimafia.

ANSA


Mafia: Lo Voi, esigenza di allontanare Maniaci dal territorio
Palermo. "La libertà di stampa e l'attività della testata non c'entrano nulla. C'era l'esigenza di allontanare dal territorio una persona che sfruttava la professione giornalistica e la sua notorietà per avere in cambio delle cose". Così il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ha commentato l'indagine che ha portato all'emissione del divieto di dimora nei confronti del giornalista di TeleJato Pino Maniaci. Maniaci è indagato per estorsione: avrebbe chiesto denaro a due sindaci della provincia di Palermo promettendogli in cambio una linea soft della sua televisione. "Maniaci era inoltre pienamente consapevole - ha aggiunto il magistrato - che l'uccisione dei sui cani (ultimo attentato da lui subito ndr) non era legata a minacce mafiose, ma a questioni personali". Lo Voi ha poi precisato che l'inchiesta a carico del giornalista, nata nell'ambito di un'indagine di mafia, "risale al 2014". "Non c'entra nulla - ha spiegato - la campagna giornalistica che Maniaci ha fatto su altre vicende". Il riferimento è a quanto sostenuto da Maniaci che, dopo aver saputo di essere indagato, aveva parlato di una vendetta della procura di Palermo per i suoi servizi giornalistici sullo scandalo della gestione misure di prevenzione del tribunale, campagna di stampa che risale a qualche mese fa e quindi di molto successiva all'inizio dell'inchiesta a suo carico. Lo Voi ha anche precisato che "come già emerso, l'inchiesta sulle misure di prevenzione era nata a Palermo". "E' stata la procura di Palermo - ha concluso - che dopo avere raccolto elementi che rendevano verosimile il coinvolgimento di magistrati di Palermo, ha trasmesso gli atti a Caltanissetta".

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