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mafie 4476.660x368Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria è intervenuto oggi in consiglio provinciale davanti agli amministatori locali. Nicaso: "Sono venuti meno gli anticorpi economici"

Reggio Emilia. “La mafia che cambia: i rischi per i cittadini e le istituzioni”: di questo si è parlato nel corso dell’incontro di oggi pomeriggio in Sala del Consiglio provinciale nel corso dell’incontro tra il procuratore aggiunto della Repubblica al Tribunale di Reggio Calabria, Nicola Gratteri,  i sindaci e gli amministratori pubblici reggiani nell’ambito della penultima giornata di “Noicontrolemafie”,  il Festival della legalità promosso per il sesto anno alla Provincia di Reggio Emilia in collaborazione con diversi Comuni.

Manghi: “A Reggio c’è un sistema istituzionale che collabora in modo circolare per la legalità”
Ad aprire i lavori, il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi, che ha ha voluto iniziare partendo da “una buona notizia che per dovere di verità dobbiamo fare uscire da queste giornate, ovvero che qui a Reggio c’è un sistema istituzionale che collabora in modo circolare per la legalità, non gareggiamo in competizione ed ognuno, nel suo ruolo, cerca di affrontare al meglio questa fase piuttosto delicata che il nostro territorio sta vivendo da alcuni mesi”.

Anche contro “una mafia che è esportabile, che non è circoscritta al Sud, ma arriva ovunque ci sia un interesse economico da aggredire”, ha aggiunto Manghi, sottolineando inoltre “la positiva novità di un Festival della legalità che, come ha confermato l’incontro di ieri insieme agli Ordini di commercialisti, avvocati e notai, ha aperto un dialogo con quella che può essere considerata la città privata, realtà economiche comprese, perché questi fenomeni si affrontano solo tutti insieme, con un impegno che deve  coinvolgere allo stesso modo chi sta fuori e dentro i palazzi delle istituzioni”.

Il prefetto Ruberto: “Voi sindaci avete una grande responsabilità verso le vostre comunità locali”
A conferma dell’unione istituzionale, è intervenuto lo stesso prefetto di Reggio Emilia, Raffaele Ruberto: “E’ vero, abbiamo portato un po’ più avanti la soglia del contrasto alle infiltrazioni mafiose, oggi sempre più raffinate, rispetto al già ottimo lavoro svolto dal mio predecessore”, ha detto rimarcando poi la necessità di coinvolgere sempre più i cittadini ed in particolare i giovani nell’opera di diffusione di una cultura della legalità. Ha concluso: “Qui a Reggio molti non hanno visto, ma per fortuna pochi non hanno voluto vedere. Voi sindaci avete  una grande responsabilità verso le vostre comunità locali e soprattutto i giovani, ai quali dobbiamo insegnare con l’esempio e non solo a parole quello che bisogna fare: sono convinto che saprete farlo perché in questa terra  che ha saputo opporsi a all’invasione nazista non si può sopportare che qualcuno venga a dirci come dobbiamo comportarci e come dobbiamo vivere”.

Del Monte, direttore di Trasparency: “Corruzione, l’Italia è al secondo posto in Europa, peggio di noi sola la Bulgaria”
Il direttore di Trasparency International Italia Davide Del Monte è entrato quindi nel vivo del convegno soffermandosi in particolare sulla piaga della corruzione, “che purtroppo vede l’Italia al secondo posto in Europa, dietro solo la Bulgaria e a pari merito  con la Grecia”. “Questo è un doppio problema: sociale, ma anche economico, perché questo sentiment negativo non solo allontana gli investimenti buoni, ma porta a investire nel nostro Paese probabilmente chi è già disposto a partecipare al gioco dei corrotti”.

“Di fronte a una corruzione che cambia e si evolve, devono ovviamente aggiornarsi anche gli strumenti atti a contrastarla”, ha proseguito Del Monte giudicando “molto valido lo strumento introdotto dalla Legge Severino del cosiddetto whistleblower, letteralmente il suonatore di fischietto, ovvero la tutela di colui, a partire dai pubblici dipendenti, che segnala eventuali comportamenti illeciti”. Proprio la formazione e una sensibilizzazione quotidiana dei dipendenti – insieme ad una reale trasparenza e apertura delle pubbliche amministrazioni – sono una possibile ricetta vincente per contrastare la corruzione, perché “coinvolgere i cittadini aiuta a prevenire possibili distorsioni”.

Nicaso: “Sono venuti meno gli anticorpi economici”
“Esistono una politica e fenomeni corruttivi senza mafie, ma non esiste mafia senza politica e corruzione –  ha esordito il direttore scientifico di “Noicontrolemafie”,  lo scrittore e studioso di mafie Antonio Nicaso – Mafia e corruzione sono due facce di una stessa medaglia e il cambiamento più significativo è che se una volta si corrompeva per fare politica, oggi si fa politica per corrompere. Nessuno mette in discussione gli anticorpi sociali e culturali di una terra che ha da insegnare al mondo cosa significano sacrificio e lotta per la libertà, quelli che sono venuti meno sono gli anticorpi economici perché gli imprenditori reggiani, con una logica di mercato che guarda a costi e benefici, a un certo punto hanno scelto di utilizzare imprese che garantivano servizi a prezzi molto favorevoli, senza porsi alcun problema etico…”.

Una deriva che è iniziata, ha ricordato lo studioso italo-canadese, nel settore dell’autotrasporto, come denunciò anni fa Enrico Bini, oggi consigliere provinciale alla Legalità (e sindaco di Castelnovo Monti) pure presente oggi al tavolo dei relatori. Dopo aver  precisato che “la mafia non è arrivata nel Reggiano con i soggiorni obbligati, come qualcuno sostiene”, Nicaso ha quindi rimarcato la necessità “di sottrarre alle mafie il ‘capitale sociale’ che può essere loro garantito da chi preferisce chiudere gli occhi, ma soprattutto decide di svolgere servizi per loro”. E ha concluso riferendosi alla consistente comunità cutrese presente a Reggio: “I cutresi sono i cittadini di Cutro, che qui a Reggio sono tanti e molti di loro sono pienamente integrati, poi ci sono gli ‘ndranghetisti che sono originari anche di Cutro, ma sono due cose ben distinte che non vanno confuse: le generalizzazioni sono pericolose, non dobbiamo cedere a logiche razziste, il confine vero non è tra Nord e Sud, ma tra onesti e disonesti”.

Gratteri: “Sindaci, alla vigilia delle elezioni, quando avrete paura di non farcela, guardatevi bene dal cadere in tentazione e fare patti con il diavolo”
Infine l’atteso intervento del procuratore aggiunto della Repubblica al Tribunale di Reggio Calabria, Nicola Gratteri.  “Le indagini di mafia necessitano di tempo e di preparazione tecnica, di professionalità e conoscenza del territorio – ha detto –  La metodologia della “caccia alla volpe”, ovvero mandare  uomini e mezzi in un posto magari quando c’è una forte pressione mediatica per ‘abbaiare’ il più possibile, non serve:  quello che serve è avere sul territorio una struttura fatta da magistrati attrezzati e investigatori capaci”. Dopo aver toccato il tema dei beni confiscati alle mafie, criticando fortemente l’attuale Agenzia nazionale “che non funziona a causa di un sistema normativo farraginoso, deve essere guidata non da un prefetto o da un magistrato, ma da un manager di comprovata esperienza, e deve essere spostata da Reggio Calabria a Roma per avere rapporti continui con i Ministeri”, Gratteri ha confermato che le “mafie cambiano perché non sono un corpo estraneo alla società, ma  camminano e si muovono con noi perché se rimanessero ferme sarebbero facilmente battibili, si nutrono del consenso popolare sennò sarebbe semplice criminalità”.

Significativa, al proposito, una intercettazione ambientale di qualche anno fa, in cui un boss cercava di far riappacificare due cosche che avevano avviato una sanguinosa faida avvertendoli: “Se terrorizzate il popolo, il popolo vi abbandonerà e una mattina vi sveglierete e avrete perso tutto quello che avete creato in trent’anni…”. “Un capomafia vuole che i propri figli frequentino borghesia e aristocrazia, sposino magari la figlia del farmacista e studino nelle migliori scuole perché poi potrà gestirà la cosa pubblica e farlo in modo mafioso – ha continuato Gratteri – Quindi sta a noi isolarli col nostro comportamento: a voi sindaci non chiedo di fare gli eroi, ma solo di non frequentarli, di non prendere caffè al bar con loro. Il mafioso ha bisogno che il sindaco, il medico e il prete del paese si rapportino con lui, ma se questi lo isolano ignorandolo, non combattendolo armati, ma semplicemente non dandogli spazio per interloquire è già grosso risultato.  Dovete allenarvi a rispondere subito, automaticamente ‘no’, perché l’errore più grande che potete fare sarebbe quello di rispondere, alla richiesta di un mafioso, ‘mò vediamo cosa si può fare…”, così non ve lo toglierete mai di dosso. Dovete dire subito no e non rimanere soli perché da soli non ce la potete fare, avrete paura, dovete creare una rete con il prefetto, e qui a Reggio avete un bravo prefetto, con l’esponente delle forze dell’ordine che più vi ispira fiducia, con gli altri sindaci. Perché  se il  mafioso vi vedrà uniti e intransigenti, capirà che non è aria e desisterà. E alla vigilia delle elezioni, quando avrete paura di non farcela, guardatevi bene dal cadere in tentazione e fare patti con il diavolo…”.

Domani gran finale al centro Malaguzzi
Domani gran finale di “Noicontrolemafie” al centro Malaguzzi (ore 10) con ancora Nicola Gratteri protagonista, insieme al pubblico ministero nella Direzione distrettuale antimafia di Palermo Nino Di Matteo, al consigliere di Corte d’appello del Tribunale di Palermo Mario Conte e al sostituto procuratore del Tribunale di Palermo Francesco Del Bene di un convegno sul tema  “Contro le mafie in Italia ed Europa: quali rischi, quali norme”: coordineranno il dibattito, dopo il saluto del presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi, il direttore scientifico di “Noicontrolemafie” Antonio Nicaso ed Elia Minari dell’associazione antimafia Cortocircuito di Reggio.

In foto: la sala del consiglio provinciale oggi pomeriggio

reggiosera.it

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