29 aprile 2015
Roma. Il business dell'agromafia ha raggiunto i 15,4 miliardi di euro nel 2014 attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare il blitz dei carabinieri del comando provinciale di Catania con l'esecuzione di 15 ordini di custodia cautelare per attività illegali come l'imposizione del pizzo per "servizi di guardiania" ad alcune delle principali aziende vitivinicole attive tra Randazzo e Castiglione di Sicilia, nel Catanese. "Proprio per contrastare questi fenomeni - sottolinea Coldiretti - abbiamo promosso la Fondazione Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare con Giancarlo Caselli alla guida del Comitato Scientifico della Fondazione". "La criminalità - osserva Coldiretti - controlla in molti territori la distribuzione e talvolta anche la produzione del latte, della carne, della mozzarella, dello zucchero, del vino, della farina, del pane clandestino, del burro, della frutta e della verdura. Non solo si appropriano di vasti comparti dell'agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l'imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l'effetto indiretto di minare profondamente il valore del marchio Made in Italy". "Si tratta di lavorare - conclude la Coldiretti - per il superamento della situazione di solitudine, invertendo la tendenza allo smantellamento dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio, ma anche incentivando il ruolo delle associazioni di rappresentanza attraverso il confronto e la concertazione con la pubblica amministrazione, perché la mancanza di dialogo costituisce un indubbio fattore critico nell'azione di repressione della criminalità”.
ANSA
