Appello a presidente Consiglio, italiani siano popolo testimoni
12 aprile 2015
Roma. "Pochi e spesso mortificati: sono i testimoni di giustizia. Eppure un testimone di giustizia riscattato ad una vita libera e dignitosa vale più di tante leggi contro mafia e corruzione: non è l'innalzamento delle pene che raddrizza l'Italia, ma la qualità della vita di chi sceglie la giustizia". Lo scrive in una lettera aperta al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il deputato Pd Davide Mattiello, componente delle Commissioni Giustizia e Antimafia, dove coordina il gruppo di lavoro dedicato a collaboratori, testimoni e vittime di mafia. "Faccio appello direttamente al presidente del Consiglio Matteo Renzi: mafia e corruzione si sconfiggono attraverso la riforma delle coscienze, come dice spesso don Ciotti. Abbiamo bisogno che gli italiani diventino un popolo di testimoni di giustizia, e archivino l'archetipo del 'Fatti i fatti tuoi che campi 100 anni'", scrive Mattiello, il quale cita i casi di alcuni testimoni di giustizia, usando nomi di fantasia. E parte dal caso di Luisa, che ha sposato un testimone in programma speciale di protezione in località segreta. Da mesi aspetta di poter tornare qualche giorno a casa sua per rivedere i genitori, i nipoti. Tutto sembra ormai pronto: biglietti fatti, valigie preparate, famiglia in allerta, bambini pronti. All'ultimo una telefonata: tutto annullato, perché le autorità competenti dicono di non essere in grado di garantire la sicurezza. Ma come? Per quanto? Non si sa.. C'è poi il caso di Alfredo, un siciliano che sta in località protetta col cambio di generalità e il divieto scritto di fare rientro in Sicilia, mai revocato, per motivi di sicurezza. La Regione siciliana annuncia l'assunzione diretta di un primo gruppo di testimoni e Alfredo è tra questi. Qualcuno dalla Regione gli scrive una mail, invitandolo a presentarsi a Palazzo d'Orleans per firmare il contratto. Alfredo e chi si occupa della sua sicurezza fanno notare che, vigente il divieto di fare rientro in Sicilia, non potranno arrivare a Palermo, ricevendo in risposta una sincera manifestazione di solidarietà.
ANSA
