'Colpa del sistema emergenziale e delle leggi in deroga'. Ecco come si infiltra la criminalità. VIDEO E SPECIALE ANSA.IT
di Enrica Di Battista - 3 aprile 2015
L'AQUILA. La mano delle mafie sulla ricostruzione dell’Aquila, il più grande cantiere d'Europa, venuta alla luce tramite recenti inchieste, è solo la punta dell’iceberg. Ne è convinto Angelo Venti, giornalista, responsabile dal 6 aprile 2009 del presidio di Libera all’Aquila e autore di varie inchieste sulle infiltrazioni della criminalità. “Laddove si agisce in regime emergenziale e con leggi in deroga - dunque all’Aquila ma anche in Emilia e per l'Expo - si favoriscono corruzione e malaffare e le mafie sono ridotte quasi solo a braccio armato di un sistema che agisce a monte”.
Il problema è che c’è “una carenza di strumenti di controllo. Poi – ribadisce Venti – molte cose che in altre parti sono illegali, divengono legali in base alla normativa di emergenza e per tutta una serie di deroghe.

Un settore dove le mafie hanno dimostrato di infiltrarsi facilmente è quello della ricostruzione privata. Venti spiega il perché: “Il contributo dello Stato va al proprietario come indennizzo. Il proprietario li gestisce privatamente e non è soggetto alla normativa sugli appalti pubblici che invece qualche controllo ce l’ha. A certificare il danno è il tecnico di fiducia ma, ed è assurdo, non c’è nessun organismo di controllo da parte dello Stato, che però dà i fondi, che vada a verificare quel danno. Ecco allora che capiamo quello che sta accadendo all’Aquila”.
Ma in Emilia la situazione non è meno preoccupante, avverte Venti, perché sono stati fatti “gli stessi errori dell’Aquila, forse qualcuno peggiore. Un decreto per lo smaltimento delle macerie che eliminò l’obbligo delle bolle di carico e di analisi sul materiale trasportato. Era scontato che lo smaltimento finisse nelle mani della ‘ndrangheta".
Ansa
