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fornari-domenico-bambino17 marzo 2015
Bari. «Non lo hai capito che quel fatto là l’ho fatto io». È lo stesso Giovanni Di Napoli, 60 anni, vecchia conoscenza delle forze di polizia, a confessare, parlando con un’amica. L’uomo, da ieri, è in carcere. È accusato di essere il mandante dell’agguato nel quale il 17 marzo del 2014 a Palagiano hanno perso la vita Cosimo Orlando, di 43 anni, la compagna Carla Fornari, di 30, e il figlio più piccolo di quest’ultima, Domenico, di poco meno di tre anni. Sopravvissuti alla strage, gli altri due figli della donna. «È venuta una macchina... una macchina nera da dietro... e poi... si era già affacciato... si era già affacciato un signore con una maschera da passamontagna... e poi ha iniziato a sparare» hanno raccontato i due bambini ai carabinieri.
All’origine del triplice omicidio ragioni di natura personale ma anche contrasti interni al clan mafioso. Orlando era geloso perché la sua compagna, quando era ancora minorenne, aveva intrattenuto una relazione con Di Napoli e perché temeva che la storia fosse continuata anche dopo. Più di due mesi prima della strage, Orlando, sottoposto al regime della semilibertà, aveva insultato l’uomo, chiamandolo “pedofilo” e lo aveva schiaffeggiato in pubblico. Un giorno prima dell’agguato, insieme a Carla Fornari aveva danneggiato l’auto del presunto mandante che, per questo, ha ordinato l’agguato. La donna sarebbe stata uccisa perché ritenuta «un testimone scomodo». «Avevamo detto - ha affermato il ministro dell’Interno Angelino Alfano - che lo Stato sarà implacabile contro chi commette reati infami come questo».
Le indagini, ora, continuano. Si cercano ancora i killer che, secondo gli investigatori, potrebbero essere «estranei al territorio della malavita calabrese o barese», come ha spiegato il procuratore capo della Dda di Lecce Cataldo Motta. ( g. d. m. g. fosch.)

La Repubblica del 17 Marzo 2015

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