17 febbraio 2015
Una cosa in più la mafia l’ha ottenuta.
Provenzano è in ospedale a passare la sua vecchiaia, così come Riina da alcuni giorni.
Ricordiamo all’occorrenza, sempre pronti a ricrederci, perché le malattie sono una realtà e a volte l’ospedale necessita, quando Vincenzo Bellini, l’uomo dei servizi segreti cosiddetti sedicenti incontrò Gioè, il mafioso di “cosa nostra”.
Gioè diede a Bellini un elenco di vecchi capi mafia, tra cui il vecchio Calò e il vecchio Brusca, tutti malandati, vicini alla morte e ormai disperati a rimanere in carcere.
Gioè chiese a Bellini giusto di mandare i vecchi capi di “cosa nostra“ in ospedale e la mafia avrebbe riconsegnato in cambio molte opere d’arte rubate nelle pinacoteche.
La risposta che Bellini inoltrò a uomini dello Stato, chiamiamoli pure sedicenti se vogliamo, fu negativa e fu strage.
Massacri terroristici eversivi, prima in via Fauro a Roma, poi in Via dei Georgolfili a Firenze, quindi in Via Palestro a Milano e alle chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma, aggiungendo i due falliti attentati all’Olimpico e al Formello a Roma.
Ci piaccia o no ammetterlo, non è certo nostra intenzione disumanizzarci davanti alle malattie, le conosciamo bene, sta di fatto che Riina e Provenzano, oggi hanno ottenuto gli arresti ospedalieri, il trasferimento in Ospedale come voleva quel Gioè su Bellini nel 1992.
Con la pazienza che ci contraddistingue da sempre, aspetteremo i risvolti di questo albergare in ospedale dei Capi di “cosa nostra“, e poi ci muoveremo nelle dovute sedi, perché i nostri di malati quando sono passati pochi giorni e paiono guariti, dagli ospedali della USL li mandano a casa, e ci pare che lo stesso ragionamento possa essere fatto per chi deve ritornare in carcere.
Giovanna maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
