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dalla-chiesa-commemorazione-padredi Alessio Schiesari - 4 settembre 2014
"Sconvolta, sconvolta, sconvolta". Rita dalla Chiesa, primogenita del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, lo ripete almeno una decina di volte durante il breve colloquio sulle ultime intercettazioni riguardanti l’omicidio di suo padre.

Ha letto le confessioni in cui Riina ammette di ridere “con la figlia di Canale 5”, quella “appassionata con suo padre”?
Di questo me ne frega il giusto: rida quanto gli pare, tanto uno così non ha sentimenti umani. Il male che mi ha fatto come figlia e come cittadina non ha eguali. Se poi ci ride sopra è il meno. Quello che mi sconvolge è altro.

Cosa?
Quell’ultima frase: ‘lui era morto, ma pure che era morto gli abbiamo sparato’. Si può definire un uomo qualcuno che si comporta così? Questo rafforza la mia convinzione: la mafia uccise mio padre su commissione. Certo, normalmente perfino il sicario lascia l’onore della morte all’ammazzato.

Invece questa volta, se le parole di Riina sono attendibili, c’è stato un vero e proprio accanimento.
Non me lo spiego, anche se mio padre era Dalla Chiesa. Ma in fondo era a Palermo da soli cento giorni. Per quanto potesse avere trovato prove e riscontri, era lì da soli tre mesi. Perché la Cupola avrebbe dovuto essere così... (si ferma un attimo) non dico violenta, ma arrogante.

Si è data una spiegazione?
Sempre più mi convinco che dietro ci fosse altro. L’ho detto dal primo momento, e credo di essere stata la prima insieme a Nando: dietro quell’omicidio ci sono i collegamenti tra lo Stato e la mafia. All’inizio tutti hanno preso le distanze da noi: nessuno era disposto ad ammettere che ci fosse una parte di Stato così. Poi, con le morti di Falcone e Borsellino, in tanti si sono resi conto che qualche ragione ce l’avevamo.

Ricorda l’ultima telefonata di suo padre, la mattina di quel 3 settembre 1982?
Certo, lavoravo a Gioia. Credo di essere stata io l’ultima tra i tre fratelli a sentirlo. Dovevo affrontare gli esami da giornalista professionista. Mi disse di non fargli fare brutta figura.

Non è una triste coincidenza che quest’intercettazione esca proprio oggi, il giorno della ricorrenza della morte di suo padre?
È la prima cosa che ho pensato: come mai proprio oggi? Però, oggettivamente, ne erano uscite altre nei giorni scorsi. Non so cosa pensare, in fondo non è nemmeno importante. Le dico la verità: è da 32 anni che quando si parla di mio padre c’è sempre qualcosa che non torna.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano del 4 settembre 2014

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