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dia-big9 aprile 2014
Genova. Il presidente del Tribunale di Savona, su proposta della Procura e sulla base delle indagini svolte dalla Direzione Investigativa Antimafia di Genova, ha emesso un decreto di sequestro e confisca dei beni mobili e immobili riconducibili a Giuseppe Gangemi, di 76 anni, residente in Ceriale (Savona), applicandogli, altresì, la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per la durata di tre anni. Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro è stimato in circa 6 milioni di euro.
A Gangemi sono stati confiscati alcuni fabbricati, magazzini e terreni rurali nella piana di Albenga (Savona), in particolare nella vicina frazione di Campochiesa, oltre a una attività commerciale a Torino, quote societarie di una impresa edile, valori e contanti.
Il provvedimento, emesso sulla base della normativa prevista dalle leggi antimafia e dalle misure di prevenzione, scaturisce dall'approfondito monitoraggio di persone attive nel settore dell'usura, ma anche dall'attenta azione di intelligence che il Centro Operativo porta avanti, oramai da diversi anni, in tutto il territorio ligure, sul conto di persone già pregiudicate per gravi reati, trovate anche dopo molti anni dai fatti, in possesso di ricchezze di dubbia provenienza.
Gangemi ha un curriculum criminale di tutto rispetto, che va dal 1968 a oggi. Le indagini hanno evidenziato la specializzazione, nel mettere in atto attività delittuose, in particolare nel settore finanziario, economico e fallimentare.
Gangemi ha accumulato una lunga serie di denunce all'autorità giudiziaria riguardanti una variegata serie di reati anche gravi, concentrati nell'arco temporale costituito da circa un trentennio tutti, comunque, rivelatori di una certa abitualità e sistematicità nel delinquere.
Ha difatti riportato condanne che vanno dall'emissione di assegni a vuoto, bancarotta fraudolenta, detenzione e porto illegale di armi e munizioni fino all'usura e all'esercizio abusivo della professione finanziaria.
Quest'ultima condanna è relativa alle indagini effettuate dall'Arma di Albenga e alle dichiarazioni di due persone che denunciavano di aver ricevuto prestiti a condizioni usuraie, in una occasione registrando un incontro nel quale l'indagato aveva effettuato un prestito pretendendo interessi illegali.

Adnkronos

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