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dia-web130 maggio 2013
Genova. Beni per nove milioni di euro sono stati sequestrati dalla Dia ai fratelli Michele, Giovanni e Maurizio Pellegrino, imprenditori pregiudicati operanti nel settore del movimento della terra e ritenuti vicini alla 'ndrangheta ed in particolare alla cosca 'Santaiti-Gioffrè'.
La Sezione per le Misure di Prevenzione del Tribunale di Imperia, ha applicato ai fratelli Pellegrino anche la sorveglianza speciale per la durata di cinque anni con obbligo di soggiorno. Il patrimonio confiscato comprende terreni, fabbricati, autovetture, disponibilità finanziarie ed aziende operanti nel settore scavi e movimento terra.
L'attività investigativa, svolta dal Centro Operativo di Genova per oltre un anno, ha riguardato l'intero gruppo familiare dei Pellegrino, composto da 20 persone e 4 compagini societarie ed ha permesso di ricostruire tutta la storia personale giudiziaria dei proposti, nonché le loro vicende imprenditoriali protrattesi per oltre vent'anni.
Dalla complessa attività investigativa preventiva è emerso che i fratelli Pellegrino, già noti alle forze di polizia territoriali per i loro curricula criminali, con denunce e condanne per reati che vanno dall'associazione finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti, al traffico di armi ed esplosivo, all'estorsione, al favoreggiamento dei latitanti, alla gestione di locali notturni adibiti allo sfruttamento della prostituzione e ad illeciti societari di varia natura, sono risultati inseriti nel contesto criminale operante nel Ponente ligure.
Dalle indagini è emersa, in particolare, anche la loro contiguita' con soggetti ritenuti affiliati alla 'ndrangheta, facenti capo alla cosca ''Santaiti-Gioffre''' di Seminara (Reggio Calabria), per i quali, i fratelli Pellegrino, oltre ad intessere con i medesimi trame illecite dirette, hanno rappresentato un solido riferimento logistico, attraverso l'assistenza a latitanti per reati di mafia. A ciò si aggiunge che i Pellegrino hanno legami familiari con soggetti indagati nell'indagine 'Maglio 3' ed esattamente Benito Pepè e Francesco Barilaro, ulteriore testimonianza del loro inserimento nel contesto mafioso dell'imperiese.
Oltre a ciò, gli indagati, sempre per conseguire i loro scopi illeciti, non hanno esitato a creare ed utilizzare un articolato sistema di interposizione fittizia dei beni e dei proventi accumulati, attraverso soggetti facenti comunque parte del nucleo familiare, nonche' societa' poste artatamente in liquidazione. Per questo, il presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Imperia, concordando con la richiesta avanzata dal Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, ha disposto la confisca di beni immobili (17 unita', fra cui i ville, terreni e appartamenti di lusso, serre floricole), di beni mobili (25 fra autovetture ed autocarri aziendali), delle disponibilita' bancarie, postali e titoli di credito, di quote e proprieta' di 4 societa', tra cui la ''F.lli Pellegrino s.r.l.'' e la ''Grotta del Drago'', rispettivamente la prima in grado di aggiudicarsi appalti e subappalti, anche nei lavori pubblici, e la seconda di gestire il famoso ed omonimo night club di Sanremo.
Inoltre, reputando la pericolosita' sociale dei fratelli Pellegrino e percio' ritenendoli soggetti indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, il Tribunale ha disposto nei confronti dei predetti la misura della sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza antimafia con obblighi per la durata di cinque anni.

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