Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

noe-carabinieridi Michele Milletti - 5 marzo 2013
Gubbio. Turbata libertà degli incanti ed estorsione. Aggravati «da minacce tipiche dell’associazione mafiosa». La corsa all’oro dello smaltimento rifiuti, quello brutto e cattivo che odora di mafia, si allunga fino a Gubbio. 
Le indagini condotte dai carabinieri del Noe di Reggio Calabria, coordinate dalla Dda calabrese, che hanno portato all’arresto dell’imprenditore Carmelo Ciccone e al sequestro della sua impresa Ra.Di. hanno bussato ieri mattina anche alla città dei Ceri, già qualche anno fa interessata dall’inchiesta sulla Sirio Ecologica.
Perché Gubbio? Perché Ciccone da diverso tempo è vice presidente del Conip, consorzio nazionale imballaggi in plastica con sede a Gubbio, e ha aperto in città una «sede operativa» della sua impresa. Così i militari del Noe di Reggio Calabria, guidati dal capitano Minutoli e coadiuvati dai colleghi perugini diretti dal capitano Schienalunga, con in mano l’ordinanza del gip calabrese Antonino Laganà hanno fatto irruzione nella sede eugubina mettendo le mani su una «notevole documentazione» all’interno di un sequestro complessivo di oltre venti milioni di euro. Cifre, carte, contratti, contatti: dal Noe dicono che il materiale sequestrato a Gubbio può essere molto importante per mettere tutti i tasselli al posto giusto dell’accusa. Difficile per il momento ricostruire il volume degli affari umbri della Ra.Di. ma certo, fanno notare i militari, il trattarsi di una sede operativa lascia pensare che affari siano stati fatti anche nella nostra regione e altri potevano essere in realizzazione.
«L’inchiesta giudiziaria non riguarda il consorzio Conip, non ha nulla a che vedere con le attività svolte dal consorzio e con il ruolo ricoperto da Ciccone all’interno dello stesso - dice l’avvocato Roberto Fiorucci, legale del Conip - il consorzio non svolge alcuna attività imprenditoriale, non ha subito alcun provvedimento dell’autorità giudiziaria e nessun documento riferibile agli indagati è stato reperito nella sua sede, del resto mai stata nella disponibilità degli indagati».
«Si ripropone il tema delle infiltrazioni in Umbria - dice il consigliere regionale del Pd, Andrea Smacchi - è un episodio che si inquadra in un contesto economico e sociale fragilissimo e proprio per questo, maggiormente esposto al rischio infiltrazioni».


Tratto da: ilmessaggero.it

 

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos