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di AMDuemila - 27 febbraio 2012
La crisi economica è “destinata ad accrescere i margini di infiltrazione criminale nel tessuto produttivo e imprenditoriale”. Lo dicono i Servizi nella Relazione al Parlamento. Nella relazione si sottolinea che “la crisi di liquidità ha offerto margini ulteriori all'attivismo di organizzazioni criminali nei circuiti economico-finanziari. Per la criminalità organizzata in particolare si è consolidata la tendenza a sviluppare e radicare il profilo affaristico nelle realtà del centro-nord”, specie attraverso “la compartecipazione occulta e l'inserimento di capitali illeciti in aziende in crisi”. In questo senso “è prevedibile un ampliamento dell'esercizio diretto di impresa da parte delle aggregazioni criminali, funzionale non solo al riciclaggio degli ingenti capitali illeciti e all'infiltrazione e 'gestione' degli appalti pubblici, ma anche alla creazione di reti relazionali e all'acquisizione di ulteriore consenso sociale attraverso l'offerta di posti di lavoro”. La mafia, inoltre, si sta orientando “verso nuovi settori produttivi (energetico, ambientale, scommesse on line) pur mantenendo il coinvolgimento nei tradizionali ambiti quali l'edilizia, l'immobiliare, la grande distribuzione, i rifiuti”.

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