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8 febbraio 2012
Ancona. Le principali indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona nel periodo 1 luglio 2010-30 giugno 2011 riguardano per lo più reati associativi connessi a stupefacenti, contrabbando e immigrazione clandestina, «settori di attività illecite strettamente collegati alla intensissima e importante attività del porto di Ancona, strategicamente collocato nell'Adriatico per il traffico internazionale delle merci verso i Balcani e il resto dell'Europa orientale, nonchè verso i continenti asiatico ed africano». È quanto emerge dalla relazione annuale sull'attività svolta dalla Direzione nazionale antimafia nella parte relativa al distretto di Ancona. Nella relazione svolta dal consigliere Leonida Primicerio si segnala, in particolare, un procedimento su un'associazione composta prevalentemente da marocchini, dedita al traffico internazionale di hascisc e operante in provincia di Pesaro. Otto le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip nell'agosto del 2010. Altri procedimenti e indagini riguardano il contrabbando e in particolare quello di sigarette, con una serie di arresti compiuti agli sbarchi dai traghetti provenienti da Croazia, Albania e Grecia. In materia di immigrazione clandestina, la relazione segnala più procedimenti a seguito degli arresti in flagranza di reato degli autisti di autotreni, modificati per nascondervi clandestini, e, a livello associativo, un procedimento nel quale sono state applicate le misure della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari a carico di numerosi indagati (sia del Bangladesh sia italiani) per violazione delle norme del testo unico sull'immigrazione. «La Regione Marche e, in particolare, la provincia di Ancona - si legge poi nella relazione del consigliere Primicerio - si connotano per la presenza di numerose e floride attività industriali, soprattutto nel settore manifatturiero. È utile, pertanto, qui segnalare anche le indagini svolte dalla Dda di Ancona per reati associativi inerenti la contraffazione di marchi, in cui sono stati eseguiti plurimi sequestri di merce contraffatta».

ANSA

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