La Corte d'Appello di Torino ha confermato la condanna per diffamazione nei confronti del boss Augusto La Torre nei confronti del giornalista napoletano Giuseppe Tallino. I giudici hanno ribadito integralmente la sentenza del Tribunale di Ivrea, che aveva inflitto a La Torre una sanzione pecuniaria da 1.000 euro, una provvisionale di 3.000 euro in favore della Libra Editrice e il pagamento delle spese legali. La vicenda trae origine da un'intervista del 2018 in cui il boss definì il cronista "pseudogiornalista" e "portavoce della Procura", contestando la veridicità di alcuni articoli pubblicati. Nel corso del procedimento, il boss ha aggravato la propria posizione con nuove espressioni offensive, sostenendo solo in seguito che si trattasse di legittimo esercizio del diritto di critica. Nel giudizio di secondo grado, la difesa ha evidenziato come l'eco mediatica della vicenda avrebbe inciso negativamente sulla posizione detentiva di La Torre, influenzando la concessione dei benefici penitenziari. Tesi respinta dalla Corte, che ha ritenuto le dichiarazioni pienamente lesive della reputazione del giornalista. Le parti civili, assistite dagli avvocati Francesco Parente e Gennaro Razzino, hanno sottolineato la gravità delle offese, anche in relazione al ruolo dell'imputato nel contesto della criminalità organizzata, evidenziando l'impatto concreto avuto sulla vita professionale e personale del cronista.
Fonte: Agi
Diffamò un cronista, condannato in appello boss della camorra
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