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Peskov gela i piani dei volenterosi: ''La militarizzazione NATO in Ucraina è il cuore del conflitto''

Francesco Ciotti

Il cancelliere Merz: “La resa di Kiev darebbe solo tempo a Putin per la prossima invasione”

L’Europa continua a seguire la sua tabella di marcia suicidale per preparare un clima di guerra permanente. Il cancelliere Friedrich Merz oggi ha ribadito che la Germania non vuole che la pace tra Ucraina e Russia venga raggiunta a qualunque condizione.
"Non vogliamo che l'Ucraina si arrenda. Una simile resa non farà altro che guadagnare tempo alla Russia, e Putin userà questo tempo per prepararsi alla prossima guerra", ha affermato intervenendo in conferenza stampa con Macron e Tusk a Chisinau, precisando che la sua resa non farà altro che dare a Mosca il tempo di prepararsi a un'altra guerra.
Parole che certamente non aiutano alla distensione, mentre il Paese è prossimo al collasso. Il Daily Telegraph ha lanciato l’allarme sui rischi catastrofici che l'Ucraina potrebbe affrontare qualora fallissero le iniziative diplomatiche di Trump. Le principali vulnerabilità dell'esercito si concentrano su due problemi strutturali: la grave carenza di personale e il crescente malcontento all'interno della catena di comando militare. Secondo dati raccolti da fonti militari, l'esercito ucraino potrebbe aver perso oltre 200.000 effettivi nella prima metà del 2025 a causa di perdite in combattimento e diserzioni. La situazione per il Paese è sull’orlo del baratro.
È chiaro che la richiesta incessante di un cessate il fuoco senza condizioni rappresenta solo un pretesto per dare tempo all’Ucraina di riarmarsi e rinforzare il suo esercito anche con l’ausilio di truppe europee.
 

I piani europei per le truppe NATO e garanzie da Articolo 5

Secondo Reuters, nei giorni scorsi i vertici militari americani ed europei hanno completato e presentato una serie di opzioni militari per l’Ucraina ai rispettivi consiglieri per la sicurezza nazionale, dopo incontri a Washington che hanno coinvolto capi della difesa di Stati Uniti, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Ucraina. Tra le ipotesi c’è il dispiegamento di forze europee in Ucraina sotto comando statunitense, con gli Stati Uniti responsabili del comando e controllo, mentre il presidente Trump ha ribadito pubblicamente l’esclusione di truppe americane sul terreno ma ha lasciato aperta la porta ad altri tipi di intervento USA, come supporto aereo, fornitura di sistemi di difesa e intelligence, sorveglianza delle frontiere e missioni di ricognizione.
Bloomberg riporta che circa dieci paesi europei stanno pianificando diverse fasi di assistenza militare, a partire dall’addestramento delle truppe ucraine, il potenziamento delle capacità operative locali e la costituzione di gruppi multinazionali non combattenti; il Regno Unito valuta di inviare fino a 30.000 soldati per supporto logistico, tecnico e di addestramento, con la Francia pronta a partecipare subordinando l’impegno alle condizioni di pace e alle garanzie di sicurezza in corso di negoziazione. Il Times segnala che i leader europei hanno richiesto a Trump il dispiegamento di caccia F-35 USA in Romania, presso la base NATO, per sostenere le garanzie di sicurezza di Kiev e la deterrenza aerea contro Mosca.
Il presidente lituano Nausėda ha confermato l’impegno di Vilnius a inviare truppe per operazioni di peacekeeping, mentre Estonia, Danimarca, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo hanno manifestato disponibilità alla partecipazione a una forza di mantenimento della pace. Gli Stati Uniti, secondo Reuters e Guardian, sono pronti a fornire batterie Patriot e NASAMS, accesso GPS satellitare e ricognizioni sul Mar Nero, senza dispiegamento di soldati statunitensi.
Le stime degli analisti, tra cui l’Istituto tedesco Wissenschaft und Politik, indicano che una missione credibile potrebbe richiedere almeno 30.000-50.000 militari europei, fino a 150.000 uomini in caso di impegno esteso, con cinque brigate lungo la linea di contatto e un comando multinazionale diretto dalla Polonia. Il Guardian sottolinea che la pianificazione europea prevede “cieli e mari sicuri” a favore delle forze ucraine.
Nel mentre, la premier italiana Giorgia Meloni continua a proporre un trattato multilaterale definito come una versione attenuata dell’articolo 5 NATO, che impegnerebbe tutti i firmatari a fornire assistenza militare all’Ucraina entro 24 ore da un attacco russo.


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© Imagoeconomica
 

Peskov: “Valutiamo negativamente questa ipotesi"

 Mosca ha nuovamente ribadito la sua contrarietà rispetto a questi piani che non faranno altro che alimentare le cause profonde della guerra, insite nell’espansionismo militare dell’Alleanza Atlantica.
“Non esiste un esercito europeo, esistono eserciti di paesi specifici. E la maggior parte di questi paesi sono membri della Nato. In realtà, all'inizio, sono stati proprio il potenziamento delle infrastrutture militari della Nato e l'infiltrazione di tali infrastrutture in Ucraina a costituire probabilmente una delle cause principali del conflitto che è scoppiato. Pertanto, vediamo negativamente queste discussioni”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov (in foto) in un briefing con la stampa, sottolineando che “per il Cremlino le garanzie di sicurezza, in generale, sono uno dei temi più importanti nel contesto degli sforzi volti a trovare una soluzione. Ma al momento non vorremmo discutere di questo tema in pubblico. Riteniamo che ciò non sia utile per l'efficacia complessiva”.
Concludendo, sul versante diplomatico, il portavoce ha dato il suo plauso all’apertura negoziale che Washington ha inaugurato negli ultimi giorni: “Apprezziamo molto e speriamo anche che continuino gli sforzi di pace e di mediazione da parte del presidente degli Stati Uniti. Riteniamo che questi sforzi siano molto importanti e possano davvero aiutare a risolvere questo conflitto complesso, di lunga data e non provocato da noi”.
 

Il tycoon, confuso, pronto a sostenere le truppe europee in Ucraina

Tuttavia, Trump, apparentemente stretto al cappio tanto del deep state guerrafondaio, quanto del club Maga (più incline ad una distensione), continua col suo valzer clownesco dove pare contraddirsi ogni 5 minuti. “Ho dato a Putin e Zelensky due settimane”, ha dichiarato nelle ultime ore specificando che allo scadere di questo periodo “deciderò cosa fare: tengo aperte tutte le opzioni”.
Il presidente ha sottolineato che “questa finestra è cruciale, o vediamo progressi reali, oppure agirò in modo diverso”, lasciando intendere misure come “nuove sanzioni, dazi commerciali verso la Russia e chi la sostiene, oppure potrei semplicemente non fare nulla e lasciare agli ucraini e ai russi la responsabilità”.
Ha poi assicurato la prosecuzione della militarizzazione del Paese.
L'Ucraina desidera acquisire tecnologia militare americana, in particolare i missili Patriot”, ha dichiarato oggi, promettendo che “venderemo un'enorme quantità di attrezzature NATO”.

Tuttavia, il tycoon ha assicurato che non parteciperà più al finanziamento del riarmo e che è “impegnato a fermare [il conflitto]”.  Un curioso gioco di parole.  Sul versante del dialogo bilaterale, ha addirittura rivelato che Stati Uniti e Russia stanno discutendo la riduzione delle scorte nucleari, preparandosi a coinvolgere attivamente anche la Cina: “Stiamo parlando anche di missili, armi nucleari e di molte altre cose. Stiamo parlando di limitare le armi nucleari. Coinvolgeremo la Cina in questo. Noi ne abbiamo di più. La Russia è al secondo posto e la Cina al terzo, ma Pechino è molto indietro, ci raggiungerà tra cinque anni. Vorremmo denuclearizzare”, ha spiegato ai giornalisti.
Subito dopo, ha annunciato l’intenzione di rinominare il Dipartimento della Difesa in “Dipartimento della Guerra”.
“Dipartimento della Guerra suona meglio di Dipartimento della Difesa. Non voglio occuparmi solo di difesa. Vogliamo occuparci anche di attacco”, ha aggiunto, rivendicando di aver “fermato sette guerre su dieci, anche se alcuni casi rimangono irrisolti”.
Infine, il presidente americano, intervistato su Fox News, ha confermato il sostegno al dispiegamento di truppe europee in Ucraina: “Loro (gli europei) sono pronti a mettere truppe sul terreno, noi siamo pronti ad aiutarli con alcune cose, probabilmente dal punto di vista aereo perché nessuno ha le cose che abbiamo noi”.

Foto di copertina © Wikimedia.org/Press Conference of Vladimir Putin

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