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Matteo Renzi e il ''mitico'' Dell'Utri che torna allo scoperto

Aaron Pettinari

L'endorsement del condannato per mafia per il leader di Italia Viva

Era da un po' che non si faceva vedere in giro l'ex senatore Marcello Dell'Utri. Lo fa dopo aver chiesto ed ottenuto dal gup del tribunale di Firenze, Anna Liguori, il trasferimento a Milano, per competenza territoriale, del procedimento pendente con l'accusato di violazione della normativa antimafia e di trasferimento fraudolento di valori.
La procura fiorentina aveva chiesto il rinvio a giudizio per Dell’Utri poiché non avrebbe rispettato la legge Rognoni-La Torre per cui i condannati in via definitiva per fatti di mafia devono comunicare ogni incremento o diminuzione del patrimonio personale.
Variazioni nei saldi di un decennio sono state stimate dalla Dda per un importo totale di 42.679.200 euro.
L'occasione pubblica per tornare a parlare è la doppia presentazione alla libreria Mondadori in Piazza Duomo, a Milano, che ha riunito allo stesso tavolo Vittorio Feltri e Matteo Renzi per parlare dei rispettivi libri "Il latino lingua immortale" e "L’influencer". Tralasciando i "giochi di ruolo" che Renzi e Feltri hanno recitato alla perfezione durante l'incontro, la vera "guest star" (inattesa ma non troppo) è stata proprio Marcello Dell'Utri.
Cofondatore di Forza Italia, ex braccio destro di Silvio Berlusconi, soprattutto pregiudicato condannato a sette anni (di cui quattro scontati in carcere) per concorso esterno in associazione mafiosa, indagato ancora oggi a Firenze per strage, dopo essersi fatto firmare la copia del libro da Renzi si è lasciato andare ad una serie di considerazioni che sanno di investitura politica per il futuro.
“Potete dire che sono un suo ammiratore”, ha detto su Renzi rivolgendosi ai giornalisti.
A chi gli ha chiesto se il leader di Italia Viva fosse il vero erede di Berlusconi ha risposto: "Sicuramente, è il migliore". E quando un giornalista ha insistito chiedendo se sia addirittura meglio dell'Ex Cavaliere aggiunge: "Ma Renzi non è mica morto". Quindi ha raccontato un aneddoto: "Vi racconto un episodio. A un certo punto Matteo Renzi mi disse: 'Io ho Italia Viva, Berlusconi ha Forza Italia. Digli che facciamo, Forza Italia Viva'. Però Berlusconi rispose che non si poteva fare...".


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Matteo Renzi e Vittorio Feltri alla presentazione del libro a Milano lo scorso 7 aprile


Renzi da parte anziché rifiutare il pubblico endorsement ha scritto una dedica al "mitico Marcello".
Del resto cosa c'era da aspettarsi da chi in questi anni non ha mai smesso di attaccare quella magistratura che non fa altro che compiere il proprio dovere, verificando notizie di reato e andando fino in fondo nella ricerca della verità sulle stragi e le trattative che si sono consumate nel nostro Paese, smascherando il Sistema criminale.
Renzi ripetutamente, così come vent'anni fa faceva Silvio Berlusconi, ha parlato di “processi mediatici”, di toghe che “invadono la politica” e che “mettono a rischio il sistema democratico”.
Questa nuova puntata della relazione di "reciproco amore" tra Renzi e Dell'Utri non fa altro che confermare ciò che avvenne qualche anno fa quando i due si sarebbero incontrati in ottica "politica", ma non solo.


Consigli non richiesti

Ma il Dell'Utri parlante non si è fermato qui. Ha detto la sua sul governo Meloni ("Secondo me è brava. Poi lo dirà il Popolo"), su Tajani e Forza Italia ("Tajani sta gestendo come meglio si possa. Sa, senza Berlusconi Forza Italia... Tajani sta tenendo bene") e ha anche dato consigli non richiesti ai figli del suo grande amico Silvio, Marina e Pier Silvio Berlusconi ("Marina Berlusconi non fa politica e anche Piersilvio. Sono solo discorsi che lasciano il tempo che trovano... Non dovrebbero scendere in politica? Io non mi permetto di dirlo. Secondo me non lo faranno").
Messa da parte la politica, Dell'Utri è tornato a sproloquiare sui suoi guai giudiziari: “Sto curando il cancro giudiziario. Dal cancro vero sto guarendo, quello giudiziario ce l’ho ancora addosso. I pm mi hanno bloccato i conti. Pensano sia il ‘burattinaio’? Se ci penso sto male. Ma di quella stagione non c’è niente da capire. Possono stare un secolo a cercare di capire”.


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Marcello Dell'Utri con Silvio Berlusconi


Peccato che su quella terribile stagione delle stragi c'è molto da capire. Ed agli smemorati di turno basta ricordare le parole della sentenza di condanna per concorso esterno in cui viene evidenziato che per diciotto anni, dal 1974 al 1992, l’ex senatore è stato il garante “decisivo” dell'accordo tra Berlusconi e Cosa nostra con un ruolo di “rilievo per entrambe le parti: l’associazione mafiosa, che traeva un costante canale di significativo arricchimento; l’imprenditore Berlusconi, interessato a preservare la sua sfera di sicurezza personale ed economica”.
Nel 1994, l'anno della prima vittoria di Forza Italia alle elezioni, le stragi ebbero fine all'improvviso. Nel corso di processi come quello sulla trattativa Stato-mafia è emerso che i contatti con il boss "stalliere" Vittorio Mangano proseguirono anche nel periodo successivo all’insediamento del primo governo Berlusconi, tra il giugno-luglio 1994 e poi nel dicembre dello stesso anno.
Fatti che le sentenze, anche quelle di assoluzione, non possono cancellare. Tutt'altro che "vecchie storie" su cui non c'è niente da capire.
Il 7 maggio 1999, in occasione di un congresso che anticipava sempre le europee, Silvio Berlusconi abbracciando Dell'Utri diceva a tutti: "Questo signore è un grande colpevole, ha una grande colpa, una grande responsabilità: senza di lui Forza Italia non esisterebbe".
Parole si cui c'è molto da dire. E Dell'Utri, che da Berlusconi ha ricevuto soldi negli anni ed una cospicua eredità, lo sa bene.
Come abbiamo scritto in più occasioni potrebbe mettere a frutto la propria intelligenza collaborando con la giustizia e dicendo tutta la verità su quella “mediazione” che ha condotto tra Cosa nostra ed il suo “amico di sempre” Silvio Berlusconi. Potrebbe spiegare i "reciproci vantaggi" che le due parti hanno avuto l'una dall'altra. Potrebbe fare i nomi dei capimafia con cui è entrato in contatto, con cui ha fatto affari e dai quali ha ricevuto i voti. Potrebbe raccontare cosa si dissero i capi mafia, allora capitanati da Stefano Bontade, con l'allora imprenditore Silvio Berlusconi durante gli incontri accertati negli anni Settanta. Quindi potrebbe dire all'autorità giudiziaria quello che sa sulla stagione delle stragi degli anni Novanta e sul patto Stato-mafia e sulle interlocuzioni al tempo della trattativa.
Per la verità non è mai troppo tardi.

Foto © Imagoeconomica

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