La prefazione del procuratore aggiunto di Reggio Calabria al libro-diario postumo del giudice e politico

“Non occorre domandarsi troppo a lungo cosa sia la mafia oggi, non serve a molto chiedersi in che modo si manifestino le complesse dinamiche che caratterizzano le forme più evolute del crimine organizzato, che vanno ben oltre il riferimento alla singola azione delittuosa.
Non ha senso alcuno chiedersi se oggi sia più ricca e potente la ‘Ndrangheta rispetto a Cosa Nostra, o se la Camorra abbia caratteristiche peculiari rispetto alle altre storiche organizzazioni criminali.
Siamo, infatti, chiamati a fare uno sforzo diverso, che deve trovare la sua scaturigine proprio nel lavoro di chi ci ha preceduto”. Così Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, nella prefazione del libro-diario postumo del magistrato Ferdinando ImposimatoLe inchieste di una vita” (ed. Koinè).
Un volume denso di rivelazioni inedite sulle inchieste più famose dirette dal celebre giudice Imposimato. Un dossier nero sulla Mafia, i cui meccanismi vengono finalmente svelati e i cui protagonisti sono raccontati dal magistrato attraverso una narrazione-reportage che inizia dagli anni ‘70 e arriva agli anni 2000. Inoltre, i segreti delle inchieste sul sequestro Moro e le Brigate rosse, sulla sparizione e la morte di Sindona, sui rapimenti degli anni ‘80, sulla Banda della Magliana e sulla Camorra, sull’attentato al Papa, Emanuela Orlandi e tanto altro.
“Diciamolo senza mezzi termini - continua Lombardo - è assolutamente fuorviante parlare di fenomeni criminali particolarmente insidiosi, limitandosi ad osservarli nella loro dimensione isolata. Va certamente sottolineato che le componenti mafiose di base operano ancora nelle varie realtà territoriali, ma sono prevalentemente costituite da manovalanza del crimine organizzato, certamente pericolosa, come tutte le bande di criminali, ma senza grandi prospettive o rilevanti progettualità”.
Secondo il procuratore aggiunto urge “cambiare l’angolo di visuale, la prospettiva da cui si osserva il fenomeno, in linea con lo sforzo di Ferdinando Imposimato”. L’autore, scrive Lombardo, “ha capito, prima di molti altri, che è necessario conoscere a fondo i fenomeni complessi e che l’investigazione è la premessa imprescindibile del lungo percorso di conoscenza, da attuare senza timori o incertezze che possano condizionare la ricostruzione giudiziaria di accadimenti che hanno segnato la nostra storia.
Racconta molto bene la particolare complessità di vicende giudiziarie che hanno destabilizzato l’Italia, facendo comprendere con grande chiarezza che il problema criminale più serio abbraccia l’“onorata società” e va molto oltre. “La mafia è presente ovunque, ma non c’è solo lei” è sintesi efficace e tremendamente realistica, da leggere evolutivamente nella direzione di sistemi criminali integrati che si completano attraverso continui, ed inevitabili, adattamenti strutturali ed operativi”.
“Appare evidente - continua il magistrato - che il sistema mafioso evoluto, seppur operante da molto tempo, nel corso degli anni è diventato profondamente diverso da quello nato nella seconda metà del ‘900, nell’immediato dopoguerra. È oggi un sistema criminale che vive e si alimenta di dinamiche raffinate, particolarmente innovative e tendenzialmente invisibili, fortemente orientate a programmare e attuare operazioni sistemiche, in grado di generare deviazioni profonde - ed apparentemente senza responsabili immediati - in ambito politico, economico e finanziario”.
“Lo avevano capito i magistrati che, per primi, decisero di andare oltre le apparenze e le dinamiche criminali dei territori riferibili alle componenti di base”, ricorda Lombardo. “Quello che Imposimato vive nel corso della sua carriera di magistrato è l’origine del sistema criminale di tipo mafioso del terzo millennio, che siamo chiamati a contrastare oggi con rinnovata determinazione e lungimirante visione”.
“Un sistema che - spiega ancora il pm - opera in modo unitario ed integrato, in ambito nazionale ed internazionale, che si affida a professionisti, a pezzi di istituzioni infedeli, ad operatori bancari, finanziari e professionali asserviti o corrotti, a fiumi di denaro sporco che inquinano i mercati e tentano di condizionare, per questa via, le dinamiche democratiche e le scelte politiche”.
“Nel richiamo al lavoro di Giovanni Falcone, Imposimato impone riflessioni profonde rispetto al metodo di ricerca della verità processuale che è necessario utilizzare al fine di impedire la destabilizzazione del sistema democratico generato dalle dinamiche mafiose. Non chiediamoci quanti anni sono passati: non serve e non ci aiuta. Chiediamoci, invece, quanto manca ancora per arrivare al traguardo, quale distanza ci separa dalle risposte che servono a superare le zone d’ombra”.
“Lo sappiamo bene ormai, e con grande efficacia lo dice l’autore: “La mafia è un ingranaggio del potere, quindi il potere non può distruggerla senza distruggere se stesso. Sarebbe una sorta di suicidio”.
Le stragi, gli omicidi eccellenti, le grandi operazioni di riciclaggio, le catene di faccendieri, le operazioni imprenditoriali senza nome e volto sono funzionali ad un obiettivo ambizioso: la costituzione di un sistema parallelo in grado di sostituirsi allo Stato di diritto”. “Per giungere a tale obiettivo - riflette Lombardo - le componenti criminali sanno bene di dover andare oltre le logiche criminali arcaiche, evidentemente incompatibili con la politica della sommersione che caratterizza l’agire di ‘Ndrangheta e Cosa Nostra negli ultimi decenni”.
Quindi il magistrato ha ricordato come “nella sua lunga esperienza professionale, Ferdinando Imposimato ha acceso i riflettori proprio in quella direzione: ha compreso, prima e meglio di tanti altri, che noi magistrati siamo chiamati a colpire le teste pensanti di quel rinnovato sistema criminale unitario che governa le dinamiche complesse del grande gioco del potere mafioso”.
Secondo il procuratore aggiunto di Reggio Calabria “vanno individuate, processate e sanzionate le componenti apicali, spesso occulte, che da dietro le quinte governano gli interventi nei settori strategici, che gestiscono le dinamiche finanziarie che contano: perché appare già evidentissimo il rischio che l’utilizzo dei grandi capitali mafiosi non sia soltanto un problema da affrontare in ambito giudiziario, o sul piano delle misure di prevenzione patrimoniale, ma porti con sé conseguenze politico-economiche di enormi dimensioni, generate da appetibili operazioni di acquisto e gestione di titoli del debito pubblico, interno ed estero”.
E ancora. “Se parliamo di effettive azioni di contrasto a questa forma evoluta di sistema criminale, perché di “altissima mafia” si tratta, come bene dice Imposimato, la strada da percorrere è ancora lunga e piena di insidie: l’avvio delle investigazioni, come è agevole immaginare, non può più avvenire utilizzando gli indicatori di anomalia tradizionali. Vanno respinte le tesi dei tanti osservatori distratti, che si atteggiano a grandi conoscitori della materia, orientate a sostenere che non ci sono prove che tutto questo sia mafia, che non può escludersi che quelle appena richiamate siano fisiologiche e transitorie operazioni di criminalità comune o mere attività di lobbying”. Sul punto, Lombardo conclude la riflessione affermato che “una ricostruzione al ribasso di tal fatta è molto pericolosa, proprio perché nega l’essenza della vera mafia quale sistema di potere. Va evitato, con determinazione, il tranello di chi normalizza, a parole e nei fatti, i fenomeni criminali più evoluti e meno riconoscibili”.
In quest’ottica “il libro di Ferdinando Imposimato assume un rilievo particolare: è uno straordinario strumento per evitare che si ripeta il drammatico errore già fatto in epoca antecedente alla stagione delle stragi, quando si era portati a considerare Cosa Nostra un insieme di criminali in carriera, temibilissimi, che mai avrebbero trovato il coraggio di colpire lo Stato nelle sue componenti più esposte”.
“Purtroppo, il sistema mafioso integrato fa questo e molto altro. Ed è in grado di farlo oggi, domani e nel prossimo futuro se non si trova la forza di contrastarlo fino in fondo, con caparbietà e senza riserva alcuna.
Oggi quel sistema è capace di uccidere senza generare clamore mediatico, è capace di corrompere senza muovere un solo euro, è capace di eterodirigere operazioni complesse, anche in ambito internazionale, senza fornire indicatori di riconoscibilità esterna in grado di orientare immediatamente l’investigazione.
Il metodo mafioso, ormai è incontestabile, trae linfa proprio dal mondo nel quale opera: più si trasforma il contesto condizionato, più il fattore condizionante diventa difficile da riconoscere”.
Secondo Lombardo non va trascurato “il ruolo determinante che assumono gli strumenti informativi, che oggi sono agevolmente accessibili a tutti, tanto criminali che osservatori neutrali.
Questo significa che noi osserviamo la mafia e la mafia osserva noi, in una continua rincorsa di azione e reazione. L’investigatore adatta il metodo di contrasto alle mutate strategie criminali, le quali, a loro volta, si trasformano continuamente per rendersi impermeabili all’azione investigativa”.
Questo, “con una rilevante, a volte decisiva, differenza di fondo: la nostra azione antimafia presuppone necessariamente l’avvenuta consumazione di un fatto penalmente rilevante o, se di tipo preventivo, la presenza di indici di pericolosità, semplice o qualificata”. “Ecco la lunghezza di vantaggio a favore delle mafie che denunciava Giovanni Falcone”, riassume il magistrato, che aggiunge: “E’ compito nostro, sfruttando anche evoluti strumenti di intelligenza artificiale, ridurre quella distanza e tentare di renderla ininfluente”.
“Conoscere a fondo, catalogare i dati per pianificare al meglio l’azione di contrasto antimafia è l’unica risposta possibile: questo il merito del libro di Imposimato, che diventa anche indispensabile strumento di coscienza civica. Spiegare le manifestazioni più evolute del crimine organizzato significa, infatti, fornire chiavi di decifrazione al lettore, che nel suo agire quotidiano diventa così protagonista di azioni personali in grado di innescare virtuose prassi collettive, di ferma ed ampia opposizione alle logiche mafiose. Non più solo l’azione istituzionale che contrasta i fenomeni criminali, non più il singolo che denuncia lo specifico torto subito, ma la dirompente azione civile e sociale che trae forza dalla consapevolezza diffusa dei cittadini, primi ed ineliminabili strumenti di legalità”.
Secondo il magistrato “lo sforzo straordinario da fare deve andare, allora, oltre gli uffici giudiziari, oltre gli apparati investigativi. La classe politica deve imporre, a sé ed agli altri, l’obiettivo della definitiva eliminazione di qualsiasi zona d’ombra.
È inutile parlare di futuro e legalità alle nuove generazioni, come questo libro fa in modo molto chiaro, se non si è in grado di raccontare fino in fondo gli aspetti meno conosciuti di accadimenti di grande rilievo.
Lo Stato italiano deve trovare, nonostante il tempo trascorso, le risorse umane e materiali per fare piena luce sulle tante pagine oscure che Ferdinando Imposimato ricostruisce nel corso della sua narrazione appassionata”.
In conclusione, scrive Giuseppe Lombardo, “senza risposte complete, quelle vicende criminali rimarranno un eterno presente per chi porta addosso le ferite, il peso, il dolore ed il desiderio di verità. Non potranno mai essere un tempo passato, definito, superato.
Il nostro futuro va definitivamente liberato dalle logiche criminali deviate ed antidemocratiche: non è più tempo di subire il condizionamento del silenzio, che azzera ed inganna la coscienza collettiva.
È arrivato il tempo della verità, del coraggio e del senso del dovere. Costi quel che costi”.

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