Sono 17 gli operatori dei media morti dall'inizio dell'anno

La notizia sta girando veloce. Il giornalista e taxista messicano Pedro Pablo Kumul (in foto) è stato ucciso ieri a Xalapa, capitale dello Stato di Veracruz. L'omicidio è stato confermato dal portale di notizie per il quale lavorava "AX Noticias". Secondo quanto riportano i media locali Kumul sarebbe stato attaccato da un gruppo armato che si muoveva a bordo di un furgone, e che si è dileguato prima dell'arrivo dei soccorsi che hanno solo potuto constatare la morte del giornalista. 
Colpito da diversi armi da fuoco mentre guidava il taxi, suo secondo lavoro per migliorare le sue entrate mensili. 
Attraverso la pagina Facebook, i responsabili del portale di notizie della radio Axe Noticias hanno manifestato il loro dolore e condannato l'accaduto. 
Secondo Articolo 19, organizzazione in difesa della libertà di stampa in Messico, si tratta del 17mo giornalista ucciso dall'inizio del 2022. 
In un rapporto pubblicato a inizio maggio l'organizzazione non governativa Human rights Watch (Hrw) ha denunciato che l'escalation di violenza contro i giornalisti in Messico sta mettendo a serio rischio la libertà di stampa, facendo del Messico il secondo Paese con più giornalisti assassinati dopo l'Ucraina.
Fatto grave è poi l'impunità che spesso segue questi crimini. Delle 105 indagini sull'omicidio di giornalisti condotte dal procuratore speciale federale per i crimini contro la libertà di espressione (Feadle), dalla sua creazione nel 2010, solo sei hanno portato a condanne per omicidio. Di fronte a tanta violenza, molti giornalisti si autocensurano. 
Sempre ieri si è inoltre appreso che da domenica non si hanno più notizie del giornalista Francisco Eusebio Hernández Elvira, coordinatore di Radio Azúcar, operante nel comune di Nopaltepec, in Veracruz. L'ultima volta che Hernández è stato visto in vita stava recandosi al lavoro, e la famiglia ha reso noto che l'appartamento in cui viveva è stato messo a soqquadro da persone che hanno anche ucciso il suo cane.

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