Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Repici: “Agente vittima di un progetto condiviso tra Cosa nostra, apparati di polizia e servizi segreti”

È la mattina del 5 agosto 1989, il poliziotto Antonino Agostino annuncia ai suoi genitori che sua moglie Ida Castelluccio, con la quale si era sposato giorni prima, è in dolce attesa. È un giorno di festa per papà Vincenzo e mamma Augusta. La notizia viene presa dall’intera famiglia come un regalo. Quel giorno era anche il compleanno di Flora, sorella dell’agente. Ma nell’arco di poche ore, quello che sembrava essere un giorno di festa si trasforma in tragedia. All’ora di pranzo, dopo aver terminato il turno al Commissariato di San Lorenzo, Agostino e la moglie si recano a casa della famiglia a Villagrazia di Carini. Una volta arrivati si recano a casa di una parente per poi rientrare. Stanno per varcare il cancello di casa quando due uomini a bordo di una motocicletta si avvicinano e iniziano a sparare. “Mentre guardavo la tv sento un botto, pensavo a un petardo. Poi altri ancora. Sento mia nuora che urla, il tempo di uscire e vedo mio figlio che si appoggia al cancello, con una mano si teneva il petto come se si volesse asciugare il sangue, con l’altra teneva la moglie e la gettò per terra. Io ho cercato di abbracciare mio figlio. E sentivo gli spari che lo trafiggevano a destra e sinistra. Mia nuora quando era stata buttata a terra si rialza e dice: 'Io so chi siete'. Gli spararono un colpo e cadde a terra. Anche mio figlio cadde a terra e capii che non c’era più niente da fare”. Questo è il racconto drammatico di Vincenzo Agostino su quella tragica sera. Da quel momento papà Vincenzo ha promesso a sé stesso di non tagliarsi più barba e capelli fino a quando non avrà verità e giustizia. E così è stato. A distanza di 33 anni, infatti, la promessa di “Zu’ Vicè” (come lo chiamano affettuosamente alcuni agenti di Polizia) resiste ancora e nonostante i suoi 85 anni continua la sua battaglia, sorretto da un bastone e con l’affetto della famiglia e di tanta società civile. Continua la sua ricerca di verità e giustizia anche se da qualche anno si trova a lottare senza la sua amata Augusta, “una madre in attesa di giustizia, anche oltre la morte” com’è inciso sulla sua lapide.


comm agostino pietro call


Una giustizia che cammina lenta ma inesorabile. Attualmente, infatti, sul duplice omicidio Agostino-Castelluccio è in corso un processo davanti alla Corte d'Assise di Palermo, presieduta da Sergio Gulotta, che vede imputati il boss Gaetano Scotto, accusato, appunto, di duplice omicidio aggravato in concorso, e Francesco Paolo Rizzuto, accusato di favoreggiamento. Al latere di questo processo, c’è anche la condanna del boss Nino Madonia, condannato all'ergastolo in abbreviato dal Gip Alfredo Montalto, come richiesto dalla Procura generale di Palermo (ora il processo è in corso di fronte alla Corte d’assise d’appello presieduta da Angelo Pellino).
C’è ancora strada da fare. A distanza di 33 anni da quel terribile 5 agosto ’89, restano da scovare i “pupari”, i veri mandanti dell’omicidio. Soggetti ancora in vita che probabilmente siedono nei palazzi delle istituzioni, ci ha detto questa mattina Vincenzo Agostino a Villagrazia di Carini in un’intervista rilasciata ad ANTIMAFIADuemila in occasione del 33° anniversario del duplice omicidio. Un momento intimo, celebrato sul lungomare Cristoforo Colombo: una lunga stradina incastrata tra le auto che sfrecciano lungo l’autostrada e il mare azzurro contraddistinto dall’odore di salsedine, una punta di zolfo e il suono delle onde che si infrangono sulla battigia. Oltre ai familiari, tra gli altri, questa mattina erano presenti anche il Questore Leopoldo Laricchia; la vice sindaca di Palermo Varchi Maria Carolina; l’avvocato della famiglia Agostino Fabio Repici; alcuni rappresentanti del SIAP; la procuratrice generale di Palermo Lia Sava; e il presidente del tribunale di Palermo Antonio Balsamo.


agostino vincenzo nino flora pietro call 123

Da sinistra: il padre di Antonino Agostino, Vincenzo, il nipote, Nino Morena, e la sorella Flora


1989: un anno chiave
Come scrive il gup di Palermo Alfredo Montalto nella sentenza con cui ha condannato all’ergastolo il boss Nino Madonia per il duplice omicidio Agostino-Castelluccio, Antonino Agostino non è stato ucciso solo perché cercava, su "sollecitazione dei servizi segreti", dei boss latitanti, ma, "come emerge dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, una ulteriore possibile concomitante ragione dell'uccisione" era "collegata ad alcuni rapporti che Cosa nostra, e nel caso specifico la cosca dei Madonia, intratteneva con esponenti importanti delle forze dell'ordine soprattutto collegati ai servizi di sicurezza dello Stato". Tra le frequentazioni scoperte da Agostino tra uomini di mafia e 007 spicca quella dell'ex dirigente della Mobile "Bruno Contrada", dell'ex questore “Arnaldo La Barbera" e del poliziotto Giovanni Aiello detto anche 'faccia da mostro’, che si pensa essere l’uomo che insieme ai boss partecipò alla fase esecutiva dell’agguato.
Oggi possiamo dire con sempre più convinzione ed evidenze che il 1989 è stato l’anno decisivo ed è stato il prologo alla vicenda stragista del 1992 con le stragi di Capaci e via d’Amelio”. A parlare è Fabio Repici, legale della famiglia Agostino, anch’esso raggiunto dai nostri microfoni durante la commemorazione. “Non si riuscirà a capire tutto delle stragi del 1992 se non si farà luce su tutto ciò che accadde nel 1989 e che in una convergenza di avvenimenti, alcuni di pubblica visibilità e altri nei sotterranei dello Stato, stritolarono il poliziotto Nino Agostino e la moglie Ida Castelluccio”, ha aggiunto.


comm agostino pietro call 15343


Il 1989, dunque, è un anno chiave, che a seguito di alcune vicende probabilmente assume una connotazione ed una rilevanza senza pari nell’intero arco storico temporale successivo alla nascita della Repubblica. Di certo un anno unico nel suo genere. “Fra il ritorno di Salvatore Contorno catturato a San Nicola l’Arena il 26 maggio 1989; le lettere del Corvo degli inizi di giugno dello stesso anno, che accusarono Giovanni Falcone di aver orchestrato il rientro di Contorno e di averlo armato per un progetto di pulizia etnica ai danni dei capimafia corleonesi; l’attentato all’Addaura scoperto il 21 giugno 1989 - ha detto l’avv. Repici - sono tutte evenienze che trovano tragica conclusione con il duplice omicidio della sera del 5 agosto 1989 in questo posto (Villagrazia di Carini, ndr). A certificarlo fu la presenza di Falcone la sera dopo davanti alle bare di Nino Agostino e Ida Castelluccio al commissariato San Lorenzo dove pronunciò due frasi che lo resero definitivamente testimone (purtroppo dal 23 maggio ’92 impossibilitato a testimoniare) perché davanti alle bare dichiarò che lui doveva la sua stessa vita a quelle due bare, e al dirigente del commissariato, il dottor Montalbano, disse che l’omicidio Agostino era stato commesso contro Giovanni Falcone e contro lo stesso Montalbano. Fu proprio Falcone a legare la sua persona e le gravissime vicende che si susseguivano in quel momento nella sua vita a Nino Agostino”. All’interno di questo panorama, “poche settimane prima, Giovanni Falcone in una famosa intervista a Saverio Lodato aveva evocato la presenza di ‘menti raffinatissime’ - ha proseguito il legale -. Sappiamo che in anni recenti pubblicamente Saverio Lodato ha fatto il nome di Bruno Contrada (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa anche se poi la Cassazione ha ritenuto la sentenza “ineseguibile ed improduttiva di effetti penali”, ndr) quale personaggio a cui, fra gli altri, si riferiva Giovanni Falcone con quell’espressione di ‘menti raffinatissime’ che erano in condizione perfino di indirizzare le azioni criminali di Cosa nostra”.
Questo è “il fulcro del processo Agostino, nel quale ci stiamo sforzando con sacrifici per far emergere tasselli ulteriori che erano rimasti un po’ oscuri e un po’ occultati”, ha spiegato Repici. “Ritengo che oggi rispetto ad anni fa siamo in grado di dare una risposta certa e incontrovertibile al fatto che Nino Agostino la sera del 5 Agosto ’89 assieme a Ida Castelluccio fu ucciso dal piombo esploso da una pistola utilizzata da un boss mafioso, in esecuzione di un progetto che è stato condiviso da Cosa nostra con apparati di polizia e dei servizi segreti”, ha concluso Fabio Repici.


comm agostino pietro call 123

Il questore di Palermo, Leopoldo Laricchia


L’amarezza di Vincenzo Agostino: "Voglio i 'pupari'"
Nonostante le parziali verità acquisite finora, Vincenzo Agostino si è detto “amareggiato”, perché “dopo 33 anni di depistaggi ancora una volta vengono qui gli apparati (a commemorare, ndr), ma poi quando vanno via dimenticano tutto ciò che è successo. Noi genitori questo non lo possiamo mai dimenticare. E cerchiamo con tutta la forza e tutta la stanchezza questi ‘pupari’ che mi auguro vengano fuori un giorno. Me lo auguro per voi giovani”.
Penso che sia giusto ricordare il grandissimo coraggio di questo servitore dello Stato e la grande capacità di collegare gli eventi di Giovanni Falcone che proprio pochi giorni dopo il duplice omicidio Agostino-Castelluccio andò a trovare il commissario Saverio Montalbano per spiegargli che quel fatto terribile era diretto contro lo stesso Falcone e contro il commissario Montalbano - ha detto il presidente Balsamo -. Lo scenario motivato da Falcone è sicuramente un motivo di riflessione e indica un’esigenza di accertamento importante”. “Ho sempre visto in Vincenzo Agostino il simbolo vivente della fiducia nella giustizia”, ha aggiunto.
“Un monumento dell'antimafia”, lo definisce il nipote Nino Morana su Facebook. Ed è grazie a lui e alla nonna Augusta Schierase oggi possiamo parlare di legalità in tutta Italia - continua il post -. Sembra impossibile che due genitori siano riusciti a coltivare un terreno così arido come è stata la Palermo degli anni ’80, ma sono riusciti a piantare centinaia se non migliaia di semi, e posso solo ritenermi orgoglioso di essere uno di quegli innumerevoli semi”.
Anche Nino condivide parte dell’amarezza e della rabbia del nonno nel “sentire e leggere di persone, che professando legalità, continuino a calpestare la memoria di mio zio, il quale ha dato la vita per amore della divisa e per amore di uno Stato libero dalle mafie”.
Il giovane sente il peso di questi 33 anni di ricerca di verità e giustizia “tutti sulle mie spalle”, che oggi 5 agosto “compiono 21 anni con me”. Ma c’è una differenza rispetto agli altri anni, scrive: “Oggi so che questa eredità non sarà portata avanti solo da me, ma anche da tutti i ragazzi e le ragazze che ho conosciuto nel mio cammino, che come me lottano per una Palermo e per un Italia libera da ogni tipo di mafia e corruzione”.

Foto © Pietro Calligaris
Riprese e montaggio video by Riccardo Caronia

ARTICOLI CORRELATI

33 anni, in memoria dei miei zii, Nino e Ida

Processo Agostino, tra coraggio e dolore, la forza di papà Vincenzo

Processo Agostino, Ferrante: ''Riina chiese a Biondino di scoprire chi aveva ucciso il poliziotto''

Marino Mannoia: ''Con Falcone parlai di Agostino e del fallito attentato all'Addaura''

Processo Agostino, Galatolo: ''Contrada, Aiello e La Barbera venivano a Fondo Pipitone''

Omicidio Agostino, Galatolo: ''E' probabile che ne parlai con Vito Lo Forte''

Processo Agostino: ucciso perché scoprì i rapporti tra i Madonia e i servizi

Caso Agostino, ergastolo per Madonia. Scotto e Rizzuto a giudizio

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy