Legge contro magistrati al Csm, Ingroia: "Scopo è punire e non far candidare Di Matteo"

L'articolo che vieta ai membri uscenti del Csm di candidarsi per un qualsivoglia ruolo politico per due anni (dopo la fine della consiliatura) è stato introdotto "solo per non permettere a Nino Di Matteo di candidarsi e punirlo per aver fatto insieme con me l’indagine sulla Trattativa Stato-mafia e avere osato ascoltare le famose telefonate del presidente Giorgio Napolitano". Così ha detto l'ex magistrato Antonio Ingroia in una intervista a firma di Giacomo Amadori su 'La Verità'. Un articolo, quello della riforma, palesemente anti-Costituzionale poiché stabilisce la perdita di diritti di elettorato passivo per quei magistrati che vengono eletti o sono stati eletti al Csm. Ecco quella che appare a tutti gli effetti come una norma "contra personam", che vale per ogni consigliere togato attualmente in carica.
I consiglieri togati del Csm saranno gli unici magistrati che, a nessuna condizione e in nessuna circoscrizione, possono essere candidati. E cosa grave è che questa norma non avrà carattere transitorio. Il che vuol dire che alle prossime elezioni, gli attuali componenti del Csm, qualora volessero, non potrebbero in alcun caso candidarsi e partecipare alla politica (che è un diritto garantito dalla Costituzione ad ogni cittadino).
Se c'è un dato che appare singolare in tutta questa vicenda è proprio la forte ingerenza della politica.
Ingerenza che si era già manifestata negli anni passati, anche se in forma diversa. Nell'estate del 2012 l'allora capo dello Stato Giorgio Napolitano aveva deciso di sollevare un pesante conflitto di attribuzione contro la Procura di Palermo ('rea' di aver intercettato delle conversazioni tra lui e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino) rivendicando l’assoluta e inviolabile segretezza dei propri colloqui, anche informali, con chicchessia.
Quelle intercettazioni non erano mai state trascritte per ordine degli stessi pm che le ascoltarono poiché giudicate irrilevanti ai fini dell'inchieste.
La Consulta aveva dato ragione al Quirinale e la Procura, davanti al giudice, aveva avviato l’iter di distruzione delle intercettazioni senza che nemmeno le parti coinvolte nel procedimento penale potessero venirne a conoscenza.
Napolitano, secondo Ingroia, "aveva pronunciato qualcosa che lui stesso ha ritenuto evidentemente sconveniente, altrimenti non avrebbe cercato di far distruggere in tutti i modi le bobine".
Dopo quella vicenda la politica prenderà decisioni sempre più nefaste. Decisioni (fatto singolare) che riguarderanno più volte proprio Di Matteo.
L’ormai nota mancata nomina al vertice del Dipartimento amministrazione penitenziaria dell'ex magistrato di Palermo ne è un esempio. Ingroia, nell'intervista, ha definito l'operato dell'allora Guardasigilli Bonafede come un "inganno" ai "danni di Nino Di Matteo".
Quando quest’ultimo aveva detto all'allora ministro della giustizia che non intendeva accettare l’incarico come direttore degli Affari penali di via Arenula, il ministro aveva risposto: “Dottore, ci pensi bene. Perché per quest’altro incarico non ci sono dinieghi o mancati gradimenti che tengano“. “Una frase assolutamente precisa le cui parole io non posso equivocare, né allora né ora. Mi fece capire che per la soluzione di capo del Dap aveva ricevuto delle prospettazioni di diniego o mancato gradimento”, aveva spiegato Di Matteo in Commissione Antimafia. Ora, tornando al presente, vi è anche, e soprattutto, la questione della Riforma 'Ammazza - processi' marchiata Cartabia.
Durante l'iter parlamentare si era detto a ogni piè sospinto, come una cantilena, che la riforma era stata chiesta dell'Europa. Ennesimo inganno. Dalle carte della stessa Commissione europea sono stati segnalati pesanti rischi per i processi per corruzione e l’indipendenza dei magistrati.
Una prospettiva sinistra che rischia di dare il colpo di grazia ad una magistratura già compromessa e, secondo Ingroia, “in gran parte omologata al potere costituito”. Oggi non sono sicuro che “ci sia una magistratura che abbia davvero voglia di entrare nei palazzi del potere", ha aggiunto.  Anche il consigliere togato al Csm Nino Di Matteo ne aveva parlato durante un convegno a Roma il 4 luglio: "Le riforme recentemente approvate di tipo ordinamentale, temo che nel tempo, creino una figura di magistrato che costituisce l’esatta antitesi rispetto a quella rappresentata da Giovanni Falcone. Un magistrato burocrate, attento ai numeri, alle statistiche piuttosto che alla qualità del suo lavoro. Un magistrato attento a compiacere i capi degli uffici, a compiacere gli avvocati più che a fare giustizia, un magistrato timoroso attento alla logica delle ‘carte a posto’ che non rischierà, se pubblico ministero l’indagine o il processo difficile, o se giudice la decisione più innovativa”.

Ingroia si candida ancora per le elezioni politiche
Uniti per la Costituzione si prepara alle elezioni del 25 settembre come coalizione anti-sistema. E punta a essere la vera novità di questa tornata elettorale.
Durante l'intervista a 'La Verità', Ingroia ha fatto sapere che intende ricandidarsi e che una delle sue prime iniziative sarà proprio quella di raccogliere delle "firme per abrogare" la legge Cartabia "che andrebbe anche sottoposta al vaglio della Corte costituzionale per alcune palesi violazioni".
Nello specifico era stato Marco Rizzo, Segretario Generale del Partito Comunista, a fare il nome di Ingroia. L'ex magistrato ha chiarito fin da subito di non essere "filo- atlantista" e che a suo giudizio "uscire dalla Nato è l’unico modo di restituire sovranità e indipendenza all’Italia. Che non deve essere più una colonia Usa". "Prendendo a pretesto l’emergenza sanitaria e l’emergenza bellica - ha detto - sono state compresse le libertà degli italiani, è stato mortificato il ruolo del Parlamento, è stato imposto dall’alto un presunto governo dei migliori.
La sofferenza del popolo e la rabbia sociale esploderà nel prossimo autunno che prevedo sarà caldissimo. Occorre dar una risposta e incanalare questa disperazione e questa voglia di ribellione specie dopo il tradimento del Movimento 5 stelle e della Lega che avevano dato vita al governo gialloverde proprio per rispondere a quelle istanze che arrivavano dal paese reale".
Altro punto toccato da Ingroia è stato la guerra in Ucraina: "Questa guerra, che ha come ultimo capitolo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, è il frutto di una lucida e determinata azione di accerchiamento da parte della Nato nei confronti di Mosca, nella quale vigliaccamente gli americani hanno usato gli ucraini come scudo umano per minacciare la Russia che ha reagito nel modo in cui era facilmente immaginabile e probabilmente auspicato dagli 'strateghi' americani".
"Una questione è certa - ha detto l'ex magistrato a 'La Verità - noi abbiamo alcuni punti fermi. Se ci fosse mai una maggioranza che si impegnasse per finire la guerra in Ucraina, creare le premesse per uscire dalla Nato, denunciare i trattati europei che stanno strangolando la nostra economia, potremmo discuterci". "Noi oggi rappresentiamo nel Paese l’unica opposizione antisistema. Il 18 giugno abbiamo riempito 22 piazze d’Italia su queste parole d’ordine e sono convinto che sulla scorta di questi numeri entreremo in Parlamento. Per poi diventare maggioranza". Anche "lo scioglimento delle Camere deciso dal presidente Sergio Mattarella ci obbliga a cercare le firme in piena estate e ciò mi sembra un ulteriore penalizzazione per le forze politiche di opposizione che non stanno in Parlamento. Hanno fatto una leggina per evitare a Matteo Renzi la raccolta delle firme e per costringere noi a farla. Ma non ci spaventiamo. Le troveremo. Anche perché i sondaggi ci danno avanti a Italia viva".
(Prima pubblicazione: 24 Luglio 2022)

Fonte: laverita.info

Foto © Paolo Bassani

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