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In Donbass gli ucraini si ritirano da Severodonetsk, mentre i russi iniziano l’assedio di Lisichansk

È probabile che la crisi ucraina venga risolta attraverso la diplomazia”. Questa è stata l’inaspettata dichiarazione rilasciata dal segretario generale della Nato Jens Stoltemberg al quotidiano spagnolo El Pais.
Tuttavia il modo migliore per aiutare il paese a “rimanere una nazione europea sovrana e indipendente” consisterebbe, secondo Stoltemberg, nell’assicurare un forte sostegno militare ed economico, promuovendo severe sanzioni contro la Russia.
Mesi di martellante propaganda sulla vittoria finale contro Mosca in Ucraina sembrano affievolirsi e lasciare posto a frasi di circostanza su una pace rimandata a settembre di un prossimo anno a venire. Perché non trattare ora? Perché continuare a dilaniare una nazione costretta a subire un crescente e sempre più drammatico bilancio di vittime militari, civili accompagnato da una catastrofe economica e sociale senza precedenti che sta contagiando progressivamente anche l’intero continente europeo?
A vincere di un prolungamento del conflitto a tempo indeterminato sono senz’altro le industrie degli armamenti: secondo i dati Bloomberg, da gennaio al mese di maggio 2022, mentre il principale indice di borsa, l’S&P 500 ha perso il 15%, le azioni di Lockheed, il primo gruppo mondiale della difesa, nello stesso periodo sono salite del 26%, quelle di Northrop Grumman, produttrice dei grandi droni Global Hawk del 21%, mentre quelle di Raytheon del 10%.
Affari d’oro che sembrano convenienti tutelare piuttosto che fermare le atroci sofferenze della popolazione ucraina.
Giovedì il presidente Biden ha autorizzato nel frattempo un nuovo pacchetto di armamenti da 450 milioni di dollari per Kiev che secondo il Pentagono includerebbe: quattro missili a lungo raggio HIMARS, 36.000 colpi di munizioni da 105 mm, 18 veicoli tattici per il traino di artiglieria da 155 mm, 1.200 lanciagranate, 2.000 mitragliatrici, 18 motovedette costiere e fluviali.
Solo pochi giorni fa il 22 giugno, Stoltenberg aveva affermato che il costo delle conseguenze di una vittoria russa in Ucraina per la NATO sarebbe stato superiore al sostegno a Kiev per lungo tempo.  L’Europa sembra non possa affermare lo stesso, inondata da un preoccupante aumento dei prezzi delle materie prime: +647% il gas naturale, +104% il petrolio Brent rispetto a gennaio 2020, +337% del fertilizzante a base di urea e nitrato di ammonio, +112% del mais e +82% dell’acciaio.
L’Ucraina intanto continua a perdere terreno, nonostante i costanti aiuti militari occidentali: nella giornata di oggi, secondo RIA Novosti, l’esercito russo ha già occupato tre punti a Lisichansk:
"Ora le nostre forze sono già in tre punti di Lisichansk, in particolare nell'area della fabbrica di prodotti in gomma e della fabbrica di vetro. Stiamo cercando di sviluppare il successo", ha affermato un comandante dell'unità militare della Milizia popolare della Repubblica di Lugansk (LPR), che sta combattendo in quella zona.
Nella giornata di ieri Serhiy Haidai , capo dell’amministrazione militare della LPR Lo ha annunciato il ritiro dell’esercito ucraino da Severodonetsk.
"Ora la situazione in cui le truppe si trovano in posizioni disgregate da molti mesi, solo per essere lì, non ha senso. Il numero di morti nei territori non fortificati può aumentare ogni giorno. A Severodonetsk hanno già ricevuto l'ordine di ritirarsi in nuove posizioni fortificate e di combattere dalle nuove posizioni”, aveva affermato Haidai a Freedom TV.
L’esercito russo negli ultimi giorni ha accumulato successi significativi: in cinque giorni, secondo il ministero della Difesa della Federazione Russa, sono stati conquistati gli insediamenti di Loskutovka, Podlesnoe, Mirnaya Dolina, Shchebkarier, Vrubovka, Nfrkovo, Nikolaevka, Novoivanovka, Ustinovka e Rai-Aleksandrovka.
Nella zona di Gorskoye e Zolote, si legge sempre nel rapporto, è stato accerchiato un raggruppamento dell’esercito ucraino composto da quattro battaglioni, un gruppo di artiglieria e un distaccamento di mercenari stranieri.
Si tratterebbe secondo il ministero della Difesa di 1800 militari, 120 miliziani neonazisti di “settore destro”, 80 mercenari stranieri, 40 veicoli blindati e circa 80 tra cannoni e mortai.
L’esercito di Kiev avrebbe inoltre subito pesanti perdite nella battaglia di Zolote: un corrispondente del quotidiano russo Izvestia, Denis Kulaga, ha affermato che l’esercito ucraino durante un attacco su tre fianchi è stato coperto da un fitto muro di fuoco che avrebbe costretto lo stato maggiore ad ordinare la ritirata. Nel fragore infernale dell’artiglieria russa avrebbero perso la vita più di 1000 soldati di Kiev e 800 sarebbero i prigionieri.

Foto © Imagoeconomica

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