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Lotta alla mafia e riforma della giustizia, il Procuratore capo di Catanzaro intervenuto a Trame Festival

È un momento difficile e particolare dove l’attenzione è massima. Dobbiamo stare attenti tutti, ma nonostante la consapevolezza che il rischio è aumentato dobbiamo razionalizzare tutto e rimanere freddi. Lucidi. Dobbiamo andare avanti”. A parlare è il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, intervenuto ieri sera alla terza giornata del “Trame Festival 11” di Lamezia Terme, commentando l’innalzamento del livello di sicurezza personale a seguito della rivelazione da parte dell’FBI del progetto di attentato nei suoi confronti proveniente dal Sudamerica. Si è trattato di un incontro organizzato per presentare il suo ultimo libro “La costituzione attraverso le donne e gli uomini che l’hanno fatta” (ed. Mondadori) assieme al giornalista Riccardo Giacoia.

Molti i temi dibattuti: dalla sicurezza del magistrato alla giustizia in Italia, dalle riforme ai referendum fino alla mancata nomina alla procura nazionale antimafia.
Tutto dinnanzi ad una piazzetta San Domenico gremita di persone - lametini e non -, che in religioso silenzio hanno ascoltato il procuratore accompagnandolo con pochi, ma significativi, applausi dopo le sue accuse contro le nefandezze del potere, della politica e della collusione tra quest’ultima e la ‘Ndrangheta.


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Razionalizzo qualsiasi cosa possa accadermi”, ha risposto Gratteri a Giacoia in merito al suo rapporto con la morte. “Non sono allenato a fermarmi. Non so fare altro. Che faccio cambio lavoro? Me ne vado in un altro ufficio? La mia vita quale sarebbe? Quello di non aver fatto quello che so fare - ha continuato -. Vedi quanta gente c’è qui? Quest’anno ce n’è di più rispetto all’ultima volta. Questo significa che la nostra credibilità è aumentata. Significa che abbiamo seminato bene e abbiamo aumentato la nostra credibilità. Quindi vale la pena rischiare la vita per dare speranza a migliaia di persone”.

Gratteri procuratore nazionale antimafia? Primo obiettivo trovare l’agenda rossa di Borsellino
Altro argomento affrontato nel corso del dibattito è stata la mancata nomina di Nicola Gratteri alla procura nazionale antimafia, in cui il Csm gli ha preferito il procuratore Giovanni Melillo. “Un bravo organizzatore che sicuramente migliorerà la procura nazionale antimafia - ha detto Gratteri -. Ovviamente ho un carattere e una visione diversa dalla sua, un approccio diverso nel lavoro. Io ho un altro carattere. Sono ribelle e irrequieto. Ho la guerra in testa e vorrei cambiare le cose, vorrei un mondo più libero e più giusto”.

Mi è stato chiesto cosa avessi in testa se fossi stato nominato procuratore nazionale antimafia - ha continuato il Gratteri -. Come prima cosa avrei impiegato tutte le energie e le intelligenze per trovare l’agenda rossa di Paolo Borsellino, perché fino a quando non si troverà quell’agenda non ci deve essere pace in Italia. Non voglio che diventi uno dei grandi misteri del Paese. Ma per fare ciò è necessaria una forte volontà politica. Delle parate e del tocco finale su una corona d’alloro me ne faccio poco. La commemorazione a Falcone e Borsellino, il trentennale, si doveva fare con una legislazione antimafia seria, con un sistema giudiziario tale da non essere conveniente delinquere. Queste sono le risposte che un governo deve dare ad una collettività che chiede giustizia. Non le chiacchiere”.


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Cosa nostra e company hanno avuto fretta ad uccidere Borsellino. La cartina torna sole la troviamo nell’agenda rossa. Ma per parlare di quanto accaduto voglio raccontare un aneddoto che fa riflettere. Immaginate via D’Amelio dopo la strage: palazzi sventrati, brandelli di carne in giro, sangue ovunque, odore acre. Ebbene, in questo scenario c’è una persona (il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, ndr) che apre lo sportello dell’auto del giudice in fiamme, prende la borsa e poi ha il pensiero di togliere l’agenda rossa da dentro la borsa - ha proseguito -. Il motivo lo spiega la vedova Borsellino a processo quando disse: ‘Mio marito saliva a scendeva da Roma e ogni volta anche che tornava da Roma era sempre più nervoso. E in quella agenda annotava tutti gli incontri che faceva’. Se penso a me, nel mio piccolo quando vado a Roma non vado in Via del Corso, bensì busso alle porte, come quelli dei Ministeri, per chiedere uomini e mezzi. Quindi immagino che Borsellino sia andato a Roma per chiedere uomini e mezzi, per chiedere riforme normative per organizzare la potenza della sua strategia. Ma senza quell’agenda non sappiamo quando è andato a Roma e chi ha incontrato, né tanto meno quali siano state le risposte e perché ogni volta che rientrava a Palermo era sempre più nervoso. Era notorio che lui annotava tutto in quell’agenda. Quell’agenda non andava trovata, perché avremmo potuto decriptare poi le informazioni contenute e avere quindi la chiave di lettura di ciò che era accaduto e che stava accadendo. Penso che chi ha in mano quell’agenda abbia il potere di ricattare altra gente in vita che magari ha anche il potere in mano, se non ufficiale o di prima linea magari potere di concetto o di indirizzo”.





Tra criticità e stupidaggini, ecco l’impianto riformatorio della giustizia
Nonostante tutto Gratteri ha parlato di speranza. Una speranza che si basa sull’informazione. I cittadini devono essere informati, devono sapere cosa avviene attorno a loro e perché. Ed ecco che l’argomento si focalizza subito sulla riforma della giustizia, che Gratteri ha più volte criticato. “Questo tipo di riforme, di modifiche, si possono fare quando ci sono governi di larghe intese senza opposizioni forti come quello attuale - ha detto il procuratore -. Sono molto arrabbiato come cittadino italiano perché da un po’ di anni, almeno in Calabria, stava aumentando la credibilità della gente nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine con risultati concreti e tangibili (alludendo al rischio che questa riforma ribalti la situazione, ndr)”. Il procuratore si è poi detto ancora più critico nei confronti del referendum sulla giustizia, recentemente caduto per non aver raggiunto il quorum. “Tutti i quesiti referendari erano assolutamente inutili anche ai fini degli obiettivi che si erano previsti chi era d’accordo con il referendum”, ha denunciato. Quesiti stupidi come quello per abolire le correnti nella magistratura togliendo l’obbligo ad un magistrato di raccogliere dalle 25 alle 50 firme per candidarsi. “Un quesito stupido perché se io mi candido al Csm per essere eletto, devo avere almeno 600/700 voti. Mi domando: 25 voti cosa sono? È questo il vero problema?”, si è interrogato il magistrato. E ancora: “La separazione delle carriere tra giudice e pubblico ministero è esattamente il contrario di quello di cui il sistema giudiziario ha bisogno. Ad oggi se tu prima fai il giudice a Catanzaro e poi vuoi fare il pubblico ministero devi cambiare corte d’appello. Qual’è il problema che il giudice inquina una procura? Io auspico affinché nel mio ufficio di procura vengano cinque giudici a fare i pm perché arricchirebbero i pubblici ministeri su cos’è la prova ai fini di un’indagine. Non il contrario. Vorrei che venissero per arricchire i pm su ciò che serve come prova, qual’è la prova ai fini dell’indagine, non il contrario. Non la separazione”.


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Il timore di Gratteri è che con questa riforma “il passo successivo sarà far passare sotto l’esecutivo i pubblici ministeri, in modo tale da farli sottostare ai desiderata dell’esecutivo”. I fatti, ha sottolineato il procuratore capo di Catanzaro, dicono che questa “è una riforma approvata da tutti i partiti. Il resto sono chiacchiere. Gente che si batte il petto: ‘Andiamo a Palermo per il trentennale’. Ci strappiamo i capelli, parliamo di Falcone e Borsellino. Ed ecco che a Palermo portiamo l’improcedibilità, la patente a punti per i magistrati e la riforma del Csm. Questo portiamo. E mi domando: questi erano i sogni di Falcone e Borsellino? Purtroppo, i morti non si possono difendere e non possono parlare, per questo fino a quando siamo vivi dobbiamo parlare noi, altrimenti saremo dei codardi, saremo complici di queste riforme che nulla hanno a che vedere con i bisogni della gente e con i bisogni di giustizia”.

Gratteri: “Contro di me un meccanismo di delegittimazioni sistematiche da certa stampa”
Nel corso della serata il procuratore di Catanzaro ha più volte posto l’accento sulla campagna di delegittimazioni contro di lui che nell’ultimo periodo si è intensificata. “Ci sono alcuni giornali che sistematicamente mi diffamano e dietro le quinte mi calunniano scrivendo cose documentalmente e scientificamente false al fine di convincere l’opinione pubblica che noi non facciamo altro che arrestare persone che poi vengono scarcerate o assolte. Questo è un falso storico”. E ancora: “L’articolo sul Domani contro di me era un chiaro messaggio di delegittimazione, giunto nel momento in cui io dalla Gruber (conduttrice di “Otto e mezzo” su La7, ndr) ho attaccato direttamente il governo Draghi sulla lotta alla mafia. L’obiettivo di quell’articolo era indebolire la mia figura asserendo che critico il governo e la riforma Cartabia perché sono di Fratelli d’Italia. Capite qual’è il meccanismo? Delegittimarmi. Martellarmi sui giornali e indebolirmi perché do fastidio. Il potere non vuole la gente libera. Al potere non interessa l’orientamento politico ma che ci sia qualcuno che risponda per te. Il potere non ha nessun problema ideologico. A lui interessa solo che ci sia qualcuno sopra la tua testa che ti possa comandare”.


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Ecco, dunque, la propensione del Procuratore Gratteri di parlare con i giovani e incontrare tante scuole in giro per il Paese: “A me fa piacere e mi commuove vedere tanti giovani che pensano ad un Italia e ad un mondo diverso, non fatto di feccia, non fatto di faccendieri e analfabeti che occupano i posti dirigenti senza saper parlare la lingua italiana e stanno tarpando le ali a questa terra”.

Video e Foto interne © ACFB

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